Terzo appuntamento di “Progetto ‘22/’26” dopo Islanda e Scandinavia con l’obiettivo di realizzare 5 imprese, pubblicare 5 libri e produrre 5 docu-film.

Testimoniare in prima persona l’importanza di porsi degli obiettivi e poterli raggiungere abbattendo barriere mentali e fisiche, con la forza di volontà, attitudine e coraggio.

In questa avventura la musica sarà il filo conduttore, in cui già in “Crossing The North” lo scorso anno, avevo creato una “colonna sonora”, un brano musicale evocativo per ogni giornata sul pedale.

In questa nuova avventura metto a nudo la mia seconda anima, quella musicale che mi ha accompagnato e accompagna costantemente nella mia vita.

Se il corpo umano è composto al 65% di acqua, il mio è composto al 60% di sport e al 40% di musica.

Ho scelto quindi di percorrere la “Blues Highway”, un percorso che unisce le principali città simbolo per moltissimi generi musicali blues, il country, il jazz ed il rock’n’ roll!

Musica che unisce, supera le barriere (anche quelle create dal colore della pelle), mettendo a nudo le nostre emozioni più profonde e che ha unito le varie anime dell’America: Anglosassoni, Immigrati, Afroamericani, Latinos….
Musica che parla di tristezza, amore, solitudine e desiderio di libertà, musica che rappresenta i volti più attraenti dell’America: i suoi miti, il viaggio on the road, l’opportunità!

In questo percorso voglio incontrare musicisti locali ed italiani, come testimoni di quel rinnovamento musicale nato e cresciuto lungo la Via che percorrerò.

Gli obiettivi

  • Rendere partecipe chiunque mi seguirà nell’impresa stessa.
  • Organizzare eventi e dirette online per coinvolgere i follower.
  • Trasmettere il forte legame che c’è tra lo sport e la musica, attraverso live con famosi musicisti in diretta da ogni parte del mondo, che suoneranno dal vivo un pezzo di un artista della zona in cui saremo.

Oltre che una sfida ciclistica/sportiva, sarà una esplorazione nella cultura di queste terre.
Lungo il percorso, ci sarà l’opportunità di immergersi nella cultura e nella storia degli

Stati Uniti, in particolare lungo la «blues highway».
Percorrerò strade, visiterò luoghi, conoscerò persone del luogo, vedrò luoghi storici,

musei, locali musicali e altre attrazioni culturali.

I partner

Il percorso

Le tappe

Gli Artisti della Blues Highway

  • Diretta di Lunedì 3 Giugno da Indianapolis affidata al Pianista Jazz Carlo Uboldi. Orario: ore 19 America / ore 13 Italia Questo l’elenco degli artisti proposti. Sarà poi una sorpresa per tutti/e, ciò che suonerà dal vivo nel corso della diretta. Wes Montgomery: Nato e cresciuto a Indianapolis, Wes Montgomery è stato un leggendario chitarrista jazz. È considerato uno dei più grandi chitarristi jazz di tutti i tempi, noto per il suo stile unico e innovativo di suonare la chitarra. La sua influenza sulla musica jazz è duratura e significativa. Cole Porter: Anche se non è nato a Indianapolis, Cole Porter ha trascorso parte della sua infanzia e della sua adolescenza nella città. È diventato uno dei compositori e autori di musical più celebrati del XX secolo, noto per le sue canzoni iconiche e le sue produzioni teatrali di successo a Broadway. Michael Jackson: Anche se nato a Gary, Indiana, Michael Jackson è cresciuto nella vicina città di Indianapolis prima di diventare una delle superstar più famose e influenti della storia della musica pop. Il suo impatto sulla cultura musicale mondiale è enorme, e il suo legame con Indianapolis è parte integrante della sua storia personale. www.carlouboldi.com www.facebook.com/cuboldi www.youtube.com/carlouboldijazz www.jazzitalia.net/artisti/carlouboldi.asp instagram: carlo.uboldi Curriculum di Carlo Uboldi Considerato tra i più quotati pianisti Italiani di jazz a livello internazionale, ha fatto del blues e dello swing la sua più grande passione sul pianoforte che prosegue tuttora con alle spalle oltre 4000 concerti Jazz in locali, Festivals e teatri in in Europa Meridionale, tra cui il Blue Note di Milano, l’Opera di Francoforte, il conservatorio di Zagabria e di Milano, il Jazz Keller di Francoforte, il Teatro Bibiena di Mantova. Quaranta dischi con svariate formazioni di cui 13 come leader, un disco dedicato a Clark Terry con Stjepko Gut guest del quintetto “Swingsuite” ed un disco live col Newyorkese Scott Hamilton. Esordisce a 18 anni all’interno della trasmissione TV1 estate su RAI 1 suonando già brani di sua composizione, in quegli anni è seguito negli studi dal Maestro Ettore Righello, pianista titolare dell’orchestra ritmica della R.A.I. di Milano. Spesso ospite di trasmissioni televisive, in questi anni alla trasmissione EssereBenEssere su Telecolor. Ha collaborato/ collabora tuttora con grandi nomi del jazz Italiano quali Emilio Soana, Franco Cerri, Ellade Bandini, Luciano Milanese, Massimo Manzi, Emanuele Cisi, Mauro Negri, Laura Fedele, Stefano Bagnoli, Bruno De Filippi, Gianni Coscia oltre a svariati americani. Il suo stile personale e moderno ha come riferimento Oscar Peterson e si caratterizza da una carica vulcanica di swing ben coniugata alla raffinatezza espressiva. Nel 1991 incide come ospite il suo primo LP prodotto dalla Ariston che vince il premio S.I.A.E. di quell’anno, nel 1992 l’ etichetta tedesca “Bellaphon” produce il disco “Milan Swing” in cui suona il repertorio di Goodman col vibrafonista Fritz Hartschuh. Nel 1997 per 15 anni sarà il pianista del quartetto di Gianni Coscia col quale interpreterà le canzoni di Gorni Kramer in jazz in tutti i teatri più importanti d’Italia e inciderà un disco per il quale le Poste Italiane emetteranno un francobollo con la copertina del CD. Dal 2006 grazie ad un brano di sua composizione dal titolo “Welcome To Nippon” Uboldi vende tanto in Giappone al punto che dei musicisti nipponici reincidono il suo brano, nel frattempo un brano di musica nu-jazz scritto in collaborazione con Tiziano Leidi ed intitolato “Cathodical Mirror Of Human Beings” vende in un mese 10.000 copie, unico brano estero inserito in una compilation di musica elettronica giapponese chiamata “Beautiful Field”. Attualmente titolare dello “Tsunami trio”, dell’ “Evergreen Jazz Trio” del “Ubbazu Trio” e del “Sapinori Dupi quartet”, cotitolare del Duo “Introspective” con Felice Clemente nonché pianista del quartetto jazz di Laura Fedele. Di recente uscito il primo disco Jazz col pianoforte accordato a 432 Hz con brani di sua composizione intitolato “Rinascita naturale”. A breve verrà pubblicato dalla casa editrice BLONK anche il suo primo libro in cui narrerà una serie di aneddoti accaduti lungo il suo percorso musicale. Come docente di pianoforte moderno/jazz all’età di 22 anni è già l’insegnante più giovane della scuola “Piccolo Conservatorio Nuova Milano” di Milano, collega di tutti i più prestigiosi insegnanti di jazz della zona. Ha tenuto un seminario alla facoltà di musica Afro-Americana di Padova insieme a Gianni Coscia coi critici Vittorio Franchini e Luca Cerchiari, alla Bocconi di Milano ed al Conservatorio di Como, nonché svariati incontri/corsi sullo swing per il Comune di Como e per l’Università popolare della musica sempre nella sua città. Da 30 anni insegna in Italia e Svizzera mettendo a disposizione la sua esperienza nello swing e soprattutto sulla grande possibilità tramite la conoscenza armonica del blues e del jazz di poter avere un approccio professionale e più personale su brani pop di artisti internazionali tra i quali ad esempio Amy Winehouse, Stevie Wonder, Michael Jackson ed altri. Dal 2015 insegna esclusivamente alla PopMusicSchool di PabloMeneguzzi.

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  • Diretta di Domenica 9 Giugno da Clarksvilles affidata al chitarrista e cantante Stefano Savazzi. Orario: ore 19 America / ore 13 Italia Questo l’elenco degli artisti proposti. Sarà poi una sorpresa per tutti/e, ascoltare la sua storia, le sue scelte musicali ed ascoltarlo LIVE. Jimi Hendrix: Sebbene non sia nato a Clarksville, Jimi Hendrix ha trascorso parte della sua infanzia nella città, dove ha frequentato la scuola superiore. Hendrix è diventato uno dei chitarristi più influenti e innovativi della storia della musica rock, con la sua tecnica unica e il suo stile rivoluzionario. Wanda Jackson: Conosciuta come la “Regina del Rockabilly”, Wanda Jackson è una cantante e musicista originaria di Maud, in Oklahoma, ma ha trascorso parte della sua carriera a Clarksville. È stata una delle prime donne a ottenere successo nel mondo del rock ‘n’ roll, influenzando molte generazioni di artisti successivi. Montgomery Gentry: Questo duo country, composto da Eddie Montgomery e Troy Gentry, ha avuto origine a Lexington, nel Kentucky, ma ha avuto forti legami con Clarksville. Montgomery Gentry ha ottenuto numerosi successi in classifica e ha guadagnato un seguito fedele grazie alla loro musica country di successo. BIOGRAFIA di Stefano Stefano Savazzi classe 1971, abbraccia la sua prima chitarra ancora bambino da autodidatta e a 13 anni inizia a prendere lezioni di chitarra classica ed elettrica. L’amore e la passione per la musica è forte e nel 1987 fonda gli “Hiroshima Souvenir” conosciuta band indie recensita anche su famose riviste musicali; il calendario si riempie di nuove date in numerosi locali live del nord Italia, parallelamente entra a far parte degli “Atlantis” con i quali suona anche oltralpe. Dopo queste prime esperienze musicali inizia a comporre musica e nascono così i “Republique Infame” – Rock Italiano – siamo nel 1990, nel frattempo Stefano si iscrive al C.P.M.  a prende lezioni dal maestro Franco Mussida (PFM), lo studio gli servirà a raggiungere un maggiore livello musicale e tecnico, nello stesso anno si iscrive anche alla S.I.A.E. sostenendo l’esame di compositore. Con i Republique Infame affronta uno dei primi esperimenti radiofonici di diretta live e i loro pezzi iniziano a girare per le radio locali, finalisti e vincitori di famosi concorsi nazionali quali Rock Targato Italia, Adidas Street Ball, Cinquino Festival e Roxy Bar di Red Ronnie. Stefano conosce in questi anni il maestro Stefano dell’Amico (Marco Ferradini – CCCP) collabora con lui e nel 1994 suona nel suo album “Colors “. Quando tutto sembra girare per il meglio il cantante dei Republique Infame esce dalla band, Stefano non si perde d’animo e inizia la collaborazione con Michele Luppi, cantante e musicista di grande livello (Whitesnake – Vision Divine – Mr Pig), la nuova formazione conquista un largo pubblico. Dopo un paio di anni finisce la collaborazione con Michele, che parte per Los Angeles. Stefano si mette di nuovo in gioco e diventa così il cantante-chitarrista degli “Acrimonia” continua lo studio strumentale e canoro e inizia a lavorare sulla composizione di nuovi brani. Parallelamente all’impegno con gli “Acrimonia”, nel 2010, decide di omaggiare Jimi Hendrix con un nuovo progetto “Gipsy Experience” lavoro che coinvolge anche l’artista, pittrice e cantante, Stephanie Ocean Ghizzoni che dipingerà durante i concerti, in tempo reale, il volto del chitarrista di Seattle. Club e festival ospiteranno i Gipsy Experience con le loro esibizioni evocative degli anni ’70. Video Gipsy experience “Campo volo – Reggio Emilia”: https://www.youtube.com/watch?v=c7CyqMwgczo Video Gipsy experience “Rock me baby”: https://www.youtube.com/watch?v=SJ-QAXqaZrc Stefano ora suona, canta, compone musiche, testi e arrangiamenti, raggiungendo un’elevata maturità musicale. La passione per la musica viaggia attraverso i live dove, da frontman, incendia lo spettacolo con omaggi a musicisti che hanno fatto la storia del rock e continua il suo impegno con l’autoproduzione di inediti. Nel 2018 dal live teatrale “tra la fronte e il cuore”, in occasione del suo millesimo concerto, nasce un video che racchiude tutti i brani di sua composizione. Nel 2020 le date vengono interrotte dalla pandemia, tutto si ferma. Stefano, come tanti altri artisti, si ritrova a non poter più esibirsi davanti al pubblico. I primi mesi sono veramente difficili ma questa esperienza negativa gli porta, quasi da un giorno all’altro, un forte slancio creativo e in pochi mesi compone 10 brani che verranno registrati in studio l’anno successivo. Nel 2023 esce il suo primo progetto da solista l’album “In ogni battito” suonato con i compagni di viaggio di sempre, oltre la collaborazione di altri musicisti tra i quali Andrea Innesto “Cucchia”, storico saxofonista di Vasco Rossi, Anchise Bolchi violinista di fama internazionale. A lancio dell’uscita dell’album, escono tre videoclip “Non mi conosco più”, “La mia Irlanda”, “A Leon”. Video: https://www.youtube.com/watch?v=0j3XZ8xsxZQ https://www.youtube.com/watch?v=oHtrfLHhCMQ https://www.youtube.com/watch?v=6psNK3OpR7M Profili social: https://www.facebook.com/stefanosavazzimusic/ https://www.facebook.com/stefano.ilcorsaro/ https://www.instagram.com/stefanosavazzimusic/  

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  • Diretta di Martedì 11 Giugno da Jackson affidata al Cantautore Luca Frigeri. Orario: ore 19 America / ore 13 Italia Questo l’elenco degli artisti ci racconterà Luca attraverso la sua musica. Brani musicali che sceglierà “a sorpresa” e ci racconterà attraverso la sua musica, rigorosamente DAL VIVO. Carl Perkins: Nato a Tiptonville, vicino a Jackson, Carl Perkins è stato un pioniere della musica rock ‘n’ roll. È meglio conosciuto per il suo classico del rockabilly “Blue Suede Shoes”, che è diventato un successo internazionale e ha avuto un impatto duraturo sulla musica popolare. Walter “Furry” Lewis: Nato a Greenwood, Mississippi, ma vissuto per gran parte della sua vita a Memphis, Furry Lewis è una figura iconica del blues del Delta. Ha vissuto e suonato a Jackson per un periodo, contribuendo alla scena musicale locale con il suo stile distintivo e la sua voce graffiante. Denise LaSalle: Nata a Leflore County, Mississippi, ma cresciuta a Belzoni e poi trasferitasi a Chicago, Denise LaSalle è stata una rinomata cantante di blues, soul e R&B. Ha trascorso parte della sua vita a Jackson, dove ha iniziato la sua carriera musicale. È conosciuta per brani come “Trapped by a Thing Called Love” e “Now Run and Tell That”. SITO: www.lucafrigeri.it Facebook: https://www.facebook.com/lucafrigerimusic  

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Le notizie del progetto

  • Terminata la tappa ed arrivati a Natchez, nel Mississippi. Se guardo al calendario di questa grandissima avventura, all’arrivo a New Orleans mancano poco meno di 400 chilometri. Tre tappe alla conclusione, ma voglio pensare giorno per giorno, perché le ultime giornate mi hanno già riservato abbastanza sorprese. C’è ancora da raccogliere moltissimo, emozioni, difficoltà, luoghi, persone, musica. Dopo la difficile giornata di ieri, che mi ha messo seriamente alla prova per il caldo, a tratti davvero al limite della sopportabilità, oggi è andata leggermente meglio. Come ieri, ultime due ore sotto una pioggia torrenziale. Chi mi conosce lo sa, non mi spaventa l’acqua. L’ho colta come refrigerio, un aiuto dal cielo, quasi come una ‘ricompensa’ per il caldo folle delle ultime tappe. Ho rifiutato anche il k-way, ho voluto sentire sulla pelle ogni singola goccia. Restiamo nel Mississippi, ci troviamo in quella che è riconosciuta come la più antica città di questo stato. Più piccola rispetto a quelle che ci hanno ospitato nei giorni scorsi ma davvero molto bella ed accogliente. Conta poco più di 13mila abitanti. È conosciuta per le sue dimore storiche, che risultano essere precedenti al periodo della Guerra di Secessione. Abbiamo già di fronte la Louisiana, lo stato in cui si trova New Orleans. Tre ore di macchina circa per raggiungerla, ma noi ci arriveremo giovedì 20. Prima, passaggio a Saint Francisville e poi a Plaquemine. . Photo by Federico Manfredi (@Manfredishot)

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  • Questa mattina sono partito preoccupato. La notte non mi ha permesso di recuperare le forze dalla giornata di ieri. Gli oltre 40 gradi di media con cui ho dovuto fare i conti hanno rappresentato un’enorme difficoltà. Felice di esserci riuscito a raggiungere la meta ma il fisico ne ha risentito. Ho riflettuto tanto in queste ore perché davanti a me ci sono altre tappe impegnative per il chilometraggio e che il gran caldo potrebbe rendere ancora più dure. Oggi, altra prova difficilissima. Una delle due più difficile di sempre. 168 km (la seconda lunghezza in assoluto di questo viaggio). Sono partito con l’idea di fare una sosta ogni 30 minuti per bere e continuare ad idratare il corpo. Dissetarsi può sembrare un atto semplice, ma per chi è impegnato come me in un’impresa sportiva, diventa fondamentale. Mi è stato utile per non focalizzare l’attenzione sul totale dei chilometri che avevo davanti, ma solo sulle soste intermedie programmate. Ogni 30’ rappresentava un piccolo ed importante obiettivo centrato. 5’ minuti in cui mi idratavo, facevo un microsonno di 1’ e poi via. Al chilometro 130 ho visto il cielo che pian piano si riempiva di nuvole fino a -20, quando il sole non c’era più e la poggia mi ha accompagnato fino al Best Western di Vicksburg. All’arrivo ci sono arrivato grazie alla mia determinazione, alla mia famiglia ed a Nicholas e Federico, fondamentali. Domani raggiungeremo Natchez, la più antica città sorta sulle rive del Mississippi. Un aspetto sempre più bello di questa avventura è quello di poter unire allo Sport e alla musica anche la storia. Photo by Federico Manfredi (@Manfredishot)

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  • Con la tappa di oggi, siamo entrati nel cuore della Blues Highway. Tappa 14 che ci ha portato a Greenville, circa 140 i chilometri percorsi sotto un gran caldo, con la temperatura che a tratti ha superato i 42 gradi. Ammetto di aver fatto molto fatica e di aver toccato il limite. Molta difficoltà a rimanere nella posizione corretta in sella e grande dolore ai palmi delle mani. Continuavo a cambiare posizione sul manubrio e questo gesto fatto troppo ripetutamente, mi toglieva sicurezza alla guida della bici. Ho già affrontato temperature simile ma sono preoccupato per le tre tappe che mi aspettano, un po’ per il chilometraggio, ma soprattutto per la temperatura. Faccio particolare attenzione ai segnali del mio corpo, e cerco di idratarmi il più possibile. Ho fatto parecchie soste, tutte necessarie per far godere al fisico in qualche modo una sensazione di fresco. Il Mississippi mi ha accompagnato lungo il percorso, resta un riferimento per me e mi fa sentire quasi a casa, ricordando il mio tanto amato Po con i suoi campi. Il panorama che mi circonda, e’ caratterizzato soprattutto da lunghi rettilinei e da grandi distese di campi di cotone. E’ un’America totalmente diversa rispetto a quella che abbiamo attraversato nella prima parte di questo viaggio. Già già ieri a Clarksdale si e’ toccato con mano lo stretto rapporto di questo territorio con la musica blues, che e’ parte essenziale della storia locale. Greenville, la nostra meta di giornata, e’ una città di circa 28mila abitanti, capoluogo della contea di Washington, nel Mississippi, nota per i suoi musicisti blues ed i terreni fertili. Ora riposo il più possibile per rimettermi in bici domani. 170 i chilometri da percorrere.

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  • 13° tappa e solo 6 al termine di questa meravigliosa impresa. Uno degli aspetti a mio avviso più importanti, quando si affrontano avventure come quella che sto vivendo con la mia squadra qui in America, ritengo sia strettamente legato all’empatia che si instaura tra i membri del gruppo che lavora con me. La capacità cioè di sapersi anche mettere ‘nei panni’ delle persone con cui si collabora, riuscire a cogliere al meglio le sensazioni e le emozioni e così trasmetterle a chi ti segue. Il merito di come questa impresa sta “funzionando”, è senz’altro anche merito di Nicholas e Federico, impegnati qui sul campo assieme a me, e di tutti gli altri della squadra, che mi supportano dall’Italia, con cui c’è massima unità di intenti. Sappiamo dove vogliamo arrivare, cosa vogliamo comunicare e come vogliamo comunicarlo. Una grande fortuna per me avere al mio fianco persone che ognuna nel proprio ambito, è dotata di grande professionalità e passione per il progetto. Questa mattina abbiamo lasciato alle nostre spalle la città di Memphis e raggiunto a tardo pomeriggio la cittadina di Clarksdale, città dove nacque il blues. I chilometri sono stati circa 140, 10 in meno del previsto, perché a causa di una strada chiusa per lavori, sono stato costretto ad abbandonare la “old 61” per percorrere la “state 61”. Ci stiamo avvicinando sempre di più al traguardo di New Orleans. Ma con Nicholas e Federico non vogliamo soffermarci sulla conclusione del viaggio, ma vogliamo invece vivere giornata dopo giornata appieno, senza pensare a cosa sarà ed accadrà il giorno successivo. La tappa numero 14 ci porterà domani a Greenville, con 138 chilometri da percorrere in una terra per noi tutta da scoprire, con estrema e profonda, curiosità. . Photo by Federico Manfredi (@Manfredishot)

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  • Dopo 12 tappe e più di 1600 chilometri percorsi, la giornata di sosta qui a Memphis mi ha permesso di recuperare appieno le forze e di riassettare tutto il materiale per le ultime sette tappe, in direzione New Orleans. Ore a disposizione come o opportunità di scoprire una città mitica, arrivare a Graceland, casa di Elvis Presley, ma anche per staccare rispetto a quella che è stata la routine delle ultime due settimane. Mattinata dunque dedicata ad Elvis, alla sua storia e ad ammirare cosa nella sua carriera sia riuscito a fare. La visita nella sua dimora, ma soprattutto i suoi dischi d’oro, le auto, la palestra, i cimeli di ogni tipo ed i tributi che i più grandi musicisti al mondo gli hanno dedicato, come amicizia e come ispirazione per la loro musica. Domani si risale in sella e comincia finalmente la vera Blues Highway e l’emozione di poter pedalare in sella alla mia bici in luoghi che hanno segnato parte della storia della musica blues. Davanti a me ancora poco più di mille chilometri. Le giornate lasciate alle spalle sembrano essere volate ma hanno lasciato nella mia mente ricordi ed esperienze indelebili che riuscirò a rivivere con le foto, i video ed il libro che andrò a scrivere nei prossimi tre mesi. Il prossimo traguardo sarà percorrere i 150 chilometri previsti della tappa per raggiungere Clarksdale, conosciuta per essere la città dove nacque il blues, con distese interminabili di piante di cotone. Così ho letto in questi mesi preparando questa avventura. Incontreremo un’America diversa rispetto a quella vissuta fino ad ora, più provinciale. Segni che già qui a Memphis si percepiscono molto bene. La curiosità è tanta. Il nostro obiettivo per I prossimi giorni? Assorbire appieno l’energia che questi luoghi ci trasmetteranno, convinti che saranno diversi da ciò incontrato fino ad ora. Noi continueremo a documentare come meglio possiamo, per trasferire poi a tutti voi così come la stiamo vivendo, attraverso le foto, testi e video. Photo by Federico Manfredi (@Manfredishot)

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  • L’avventura “On the Road” che sto vivendo qui in America, è per me una metafora di vita. Ogni giorno mi permette di imparare qualcosa, aspetto fondamentale che mi permette di migliorare. L’esperienza maturata nelle imprese precedenti è stata utile per affrontare certe situazioni di difficoltà che anche qui negli Stati Uniti si sono presentate. Ma riflettendo anche rispetto a quello che è accaduto ieri, prima dell’arrivo a Jackson, quando è scoppiato il copertoncino della bici, non permettendomi di concludere la tappa sulla mia due ruote, mi guida a capire dell’importanza di non dare mai nulla per scontato. È stato un insegnamento importante, uno di quelli da ‘immagazzinare’ nella memoria in vista delle prossime imprese. Mi piace l’idea di avere un po’ tutto sotto controllo, in cui la pianificazione è importante, ma bisogna sempre fare i conti con la strada. Abbiamo raggiunto Memphis, un’altra città mitica per la musica, legata soprattutto al nome di Elvis e che attendevo da mesi di vedere con i miei occhi. Al primo approccio con il Mississippi, non lo nego, non è mancata un po’ di emozione. Da qui parte la vera e propria Blues Highway, che percorreremo fino a New Orleans costeggiando sempre il Mississippi stesso. Sono curioso, siamo curiosi di scoprire con Federico e Nicholas l’America che ci troveremo davanti. Intanto nella consueta diretta mattutina fatta da Jackson è stato bello parlare con l’amico trombonista e storico della musica Enrico Allavena. Domani giornata di scarico, documentando la città, in attesa delle ultime 7 tappe. Photo by Federico Manfredi (@Manfredishot)

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  • Ci siamo, in un modo inaspettato, abbiamo raggiunto la cittadina di Jackson, a solo una tappa da Memphis. Oggi i chilometri percorsi sono stati circa 100, mentre domani arriveremo a toccare, invece quota 170. Come le precedenti tre tappe, si è ripetuto lo stesso panorama che mi ha portato a macinare chilometri, ma stando molto attento alla superficie stradale, perché piena di ghiaia, con il problema di forare per l’ennesima volta. Assieme a Federico e Nicholas stiamo vivendo un’America fantastica, ricca di fascino, con tanti momenti che mi porterò e porteremo nella memoria. Con i ragazzi si è creata una bella empatia. Lavoriamo assieme molto bene, il confronto è totale, stiamo producendo del materiale video e fotografico che ci permetterà di documentare al meglio questa meravigliosa avventura, attraverso il libro, il trailer e il docufilm. Dodicesima tappa dunque, abituati oramai a quella che è diventata routine giornaliera; diretta mattutina, la partenza, la conclusione della nostra prova e l’arrivo al Best Western che ci ospita. La gamba gira benissimo ed oggi ho tenuto un ritmo bello alto pur godendomi ciò che avevo attorno e stando attento alla strada. Ahimè a -20 chilometri, in cui la mente già viaggiava di soddisfazione dell’ottima giornata, la camera d’aria ed il copertoncino, sono letteralmente esplosi. Son riuscito a tenere la bici ma una volta fermatomi ho capito subito che non potevo ripartire. Amareggiato, ho chiesto aiuto ad un passante che prontamente mi ha supportato e portato a Jackson. Sostituito il copertoncino e bici pronta per i chilometri che mi attendono domani. Sto ancora riflettendo sull’accaduto, e non posso nascondere di aver dato, con le esperienze del passato, alcune cose scontate, come ad esempio, che la bici sia sempre perfetta e non gli accada nulla. Nella progettazione delle mie future imprese, cambieranno alcuni dettagli. Photo by Federico Manfredi (@Manfredishot)

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  • Siamo arrivati a Camden, anche la decima tappa è arrivata a termine. Dopo così tanti chilometri percorsi, inutile dirlo, la stanchezza inizia a farsi sentire e l’avvicinarsi del giorno di riposo non può che fare sempre più piacere. Sarò comunque un riposo relativo perché vogliamo visitare la città e documentarla, ma mentalmente, mi aiuterà tantissimo. La tappa che ci ha portato fino a Camden non è stata uno scherzo, circa 160 chilometri, ma soprattutto 1500 metri dislivello positivo. Purtroppo gran parte dei chilometri li ho passati su strade più trafficate del solito e questo ha rotto un po’ la magia del viaggio. È stata una d quelle giornate che solitamente accadono, e la cosa importante è macinare chilometri per arrivare alla meta. La gamba sta bene, oggi girava benissimo, ma in un viaggio come questo, prevedere un giorno di riposo rimane comunque importante per recuperare forze e spirito. È in qualche modo un’autogratificazione, un premio che ci diamo per essere riusciti a superare importanti difficoltà legate ai chilometri, appunto, e alle salite. Per chi interessato, lascio il mio post pubblicato su LINKEDIN. LINK: https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:7205832692217659395/ Avventure ed esperienze come queste oltre ad uno sforzo fisico richiedono ogni giorno una grande concentrazione. Bisogna stare attenti al percorso, seguire la traccia e ascoltare anche i segnali che il corpo ci lancia, rispondendo poi nella maniera più appropriata. È per questo che il giorno di riposo arriva proprio nel momento giusto, perché mi consente, di godermi momenti di distrazione con la squadra, diversi dalla routine di questi giorni e “riordinare” la bici e tutto il materiale. Memphis poi è una città mitica, una di quelle tappe più attese. Prima pensiamo a Jackson, altri 120 chilometri con 1.000 metri di dislivello. . Photo by Manfredishot

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  • Arrivati dopo una tappa soffertissima, a Clarksville. Il primo giugno, data che ha segnato la nostra partenza da Chicago, è ormai molto distante. I chilometri percorsi fino ad ora ormai sfiorano quota mille. Le ultime due tappe per un totale di 310 chilometri, mi hanno messo alla prova, per lunghezza e dislivello, ed oggi ho pagato un po’ lo “scotto” dal punto di vista mentale ed articolazioni della parte alta. Il fisico ne sta risentendo, ed attendo il giorno di riposo che con Nicholas e Federico ci prenderemo a Memphis mercoledì 12. Sono comunque felice di come le cose stiano andando, anche se non mancano gli imprevisti che lasciano l’amaro in bocca, ma ripensandoci, capisci che si tratta di cose che possono accadere in imprese complesse come quella che sto svolgendo. Anzi, forse ti permettono ancora di più a capire, cosa realmente di grande si sta facendo. Dopo la delusione dell’arrivo a Nashville, per il negozio della Gibson trovato chiuso, oggi ci siamo rifatti. Abbiamo verificato che nonostante fosse domenica, il negozio lo si può trovare aperto dalle 12 alle 18. Occasione da poterci lasciar sfuggire. Ho allungato i chilometri giornalieri ma alla fine ho raggiunto l’obiettivo e sono riuscito a fare quella foto all’interno del negozio che mi ero prefissato. Spettacolare vedere tutte quelle chitarre nuove, lucide, meravigliose. Quest’anno festeggio i miei 30 anni dall’acquisto della mia Les Paul, ed ho festeggiato questa ricorrenza con l’acquisto della maglietta ufficiale di SLASH, mio idolo dell’hard rock. Una cosa sto constatando. Sono arrivato al termine delle prime due imprese bucando solo una volta, poco prima di Rejkiavik. Ad oggi invece, qui in America ho già forato tre volte. Gli asfalti sono ottimi ma presentano molta ghiaia e sconnessioni a volte eccessivi. Non un grande problema forse, ma che riesce a mettermi a disagio nel non vedere funzionare al 100% la mia bici. Bici che desidero sia in ogni momento, perfetta. Colgo l’occasione per ringraziare l’amico e chitarrista Stefano Savazzi della diretta di questa mattina in cui ha raccontato e suonato in modo egregio, la musica di Jimi Hendrix.

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  • Eccoci arrivati a Nashville, raggiungendo così lo stato del Tennessee. Tappa numero otto, con oltre 150 chilometri percorsi ed un dislivello positivo di oltre 1400 metri. Seconda tappa consecutiva che mi ha messo alla prova. Tutte e19 le giornate di questa fantastica impresa ‘On the road’ che sto vivendo appieno, cercando di godermi ogni singolo metro, hanno un loro valore, ma ce ne sono alcune che, da un punto di vista personale, attendevo fin dalla pianificazione del viaggio con maggiore intensità. Nashville e’ comunemente riconosciuta come la “citta’ della musica”, non poteva dunque che essere una tappa obbligatoria di questo viaggio che vuole unire sport e musica. Inoltre è la città che ospita la sede della Gibson, storica azienda produttrice di mitiche chitarre. Da trent’anni ne possiedo una, comprata, quando avevo 21 anni, nel 1994, senza andare a toccare neanche una lira dello stipendio che prendevo al mese, ma solo grazie agli straordinari lavorando al sabato. L’ambizione, con un’accezione prettamente positiva, rappresenta il desiderio di migliorare la propria posizione. All’epoca suonavo e poterlo fare con una Gibson, rappresentava il top, a prescindere dal costo. Lo ammetto, sono ambizioso e con me, anche la mia squadra. Puntiamo sempre a migliorarci ed a dare il massimo. Siamo consapevoli delle nostre potenzialità, di essere anche fortunati nel poter essere protagonisti di questa esperienza, ma consci anche delle responsabilità che abbiamo nei confronti degli sponsor che supportano questa impresa e dell’importanza del messaggio che sta alla base anche di questa. In questi primi otto giorni sono già state tantissime le soddisfazioni. Guardo i vostri like, commenti, condivisioni, e ribadisco il ringraziamento a tutti/e voi che mi seguite sempre e mi date una grande carica. A proposito, arrivato a Nashville, accolto da musica ovunque: – Federico e Nicholas imbottigliati in un traffico bestiale – Negozio della Gibson, chiuso – Forato a 10 chilometri dall’arrivo (per la terza volta) Ci rifacciamo domani mattina, con una sorpresa che sveleremo domani.

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  • Settima tappa di “On the Road” terminata a Bowling Green. Restiamo nello stato del Kentucky, ma domani approderemo al quarto stato, entrando in Tennessee. Gli oltre 106 chilometri percorsi oggi sono stati decisamente impegnativi soprattutto per l’altimetria, + 1450 metri di dislivello positivo. Sono rimasto comunque stupito da come la gamba rispondeva. All’arrivo davanti al Best Western di Bowling Green, era più stanca la parte alta del corpo che la gamba stessa. Con i ragazzi c’è sempre più affinità, stiamo raccontando l’impresa dal punto di vista sportivo, ma parallelamente vogliamo mostrare “com’è l’America” che stiamo attraversando ogni giorno. Un’America da cartolina, con città e realtà da film. Panorami bellissimi, cura del territorio, verde e strade a misura di ciclista. È facile trovare in questo viaggio posti che ti spingono a fermarti per fare foto e video. Giornate veramente intense, in cui c’è molto da fare, da appena svegli, fino a quando si chiudono gli occhi. Siamo tornati a -7 rispetto alle ore italiane. Una sensazione strana vivere il cambio d’orario mentre si pedala. Ad un certo punto, su di un ponte, mi sono fermato, rendendomi conto che con una ruota della bici ero ancora sul -6 mentre con l’altra sul -7. Un grazie all’ospitalità dei Best Western Hotel, che mi supportano in questa avventura, garantendo rispetto alle imprese precedenti un recupero fisico molto più efficace. Negli ultimi giorni infatti ho potuto usufruire della piscina, che mi ha permesso di sciogliere bene i muscoli della gamba. Durante la diretta da Elizabeth Town al mattino ho avuto il piacere di avere come ospite il vibrafonista Marco Bianchi, che ci ha presentato uno strumento, il suo, ricco di fascino, pienamente protagonista nella musica jazz e blues, raccontandoci inoltre alcuni aneddoti. Siamo ormai arrivati a un terzo di questo viaggio come chilometraggio complessivo. Abbiamo ancora molti chilometri davanti a noi e tanta voglia di raccontarli ogni giorno, permettendo a tutti voi che mi seguite di vivere “quasi” la stessa esperienza. . Photo by Manfredishot

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  • Arrivati ad Elizabeth Town, rimanendo dunque nello stato del Kentucky. Cittadina di circa 32mila abitanti che, cercando notizie, ho scoperto essere conosciuta per un film commedia che porta proprio il suo nome. Siamo a grandi linee a metà strada tra Chicago e Memphis, dove arriveremo mercoledì 12 e ci fermeremo per una giornata, in modo tale da godercela con una visa a Graceland, la casa di Elvis Presley. Ogni tappa rappresenta un’esperienza a sé. Il fascino di questi viaggi è anche questo. Sto vivendo, giorno dopo giorno con grande intensità tutto io che mi accade attorno. Cerco di godere il più possibile il panorama che mi circonda chilometro dopo chilometro, trovando tanti spazi verdi, ed allo stesso tempo pongo grande attenzione anche ai segnali che arrivano dal mio corpo. Il tema dell’ascolto è fondamentale, per capire quali sono le esigenze e le necessità del momento ed intervenire con la giusta soluzione. Nella tappa di ieri, che ci ha portati a Louisville, ad esempio, a causa di un mio errore di valutazione, sono rimasto senza acqua, per cui ho dovuto avvisare Nicholas e Federico, trovandoci poi lungo la strada per un rifornimento “on the road”. Ammetto che il fisico stava dando già qualche segnale di disidratazione, visto anche l’alto tasso di umidità che stiamo incontrando, inaspettato. Ho preso consapevolezza di questo errore commesso e ne ho fatto esperienza tanto che studiando già meglio la tappa che ci ha portato ad Elizabeth Town, ho individuato con attenzione i punti dove potermi rifornire d’acqua, e non mi sono mai “scappati”. La tappa di Louisville, per chilometraggio e dislivello, è la tappa più complessa di tutta l’impresa. La soddisfazione al traguardo da parte mia in prima persona, ma anche dei ragazzi, Nicholas e Federico, che stanno documentando con professionalità e scrupolo ogni momento di questo viaggio attraverso foto e video,  è stata grande. Ci siamo resi conto delle difficoltà superate e di essere riusciti nonostante tutto a portare a casa il risultato. E questo è stato uno stimolo ulteriore in vista delle prossime tappe. Già, perché riuscire a portare a termine una tappa difficile come quella di ieri ti fa acquisire dal punto di vista psicologico, ancor più consapevolezza dei tuoi mezzi, ti restituisce forza nell’affrontare altre difficoltà, che possono essere rappresentate ad esempio dal lungo chilometraggio o da un dislivello positivo importante. I 1100 metri di dislivello di ieri non sono stati certamente uno scherzo, ma averli affrontati con l’esperienza maturata qualche settimana fa al Basilicata trial, dove i dislivelli giornalieri sono stati ancora più rilevanti, mi ha fatto superare la salita con maggiore tranquillità, senza preoccupazioni particolari. Ogni giorno qui in America è un insegnamento in più da immagazzinare nella memoria per fare esperienza. Quell’esperienza che poi può essere assolutamente utile per affrontare col giusto approccio psicologico eventuali difficoltà anche nella vita di tutti i giorni.

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  • Siamo a Louisville, la città più popolata dello stato, al termine di questa quinta tappa di ‘On the road’. Nuova citta’ e nuovo stato raggiunto, ci troviamo infatti nel Kentucky, sul fiume Ohio. I chilometri percorsi oggi sono stati 167. Non pochi, obiettivamente, ma devo dire che la gamba continua a rispondere molto bene. Il contatto e l’approccio diretto con quelli che sono riconosciuti universalmente come simboli, icone degli Stati Uniti, mi supportano nel superare i momenti di fatica. Dopo l’entusiasmo vissuto ieri all’interno del mitico circuito di Indianapolis, oggi durante il percorso sono stato attratto da un nutrito numero di camion, classico modello americano. Non ho potuto far altro che fermarmi e documentare questo momento con un selfie. Alla fine di camion ne ho contati ben 37. Mi hanno sempre incuriosito, visto in decine e decine di film, e dal vivo, sono particolari e molto belli. Ipotizzo anche, molto ma molto costosi. La curiosità e’ uno degli aspetti che caratterizza ogni mia avventura. Mi spinge sempre più avanti, mi porta a scoprire ogni giorno cose nuove, a vivere il ‘qui ed ora’ con lo spirito di un cercatore, che vuole sempre ampliare le sue conoscenze. Durante la diretta Facebook ho avuto il grande piacere di collegarmi con Marco Pandolfi, bravissimo musicista ed armonicista blues. Ci ha raccontato come la musica possa essere uno stimolo importante per conoscere un genere di grande fascino come il blues, appunto. Sono molto legato ai concetti di stimolo e motivazione. Aspetti sul quale mi piace riflettere. Avere la possibilità con quello che faccio di essere da stimolo per l’azione di altri da una parte di riempie d’orgoglio, ma dall’altra mi responsabilizza tantissimo. E’ per questo che con la squadra lavoriamo molto alla pianificazione ed alla comunicazione di tutte le attività, perchè vogliamo che il messaggio lanciato, venga colto nel suo spirito più autentico.

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  • Oggi ho toccato con mano, UN SOGNO! Sono passate oramai diverse ore, ma risulta ancora difficile descrivere a parole le sensazioni che ho provato dentro al mitico circuito automobilistico di Indianapolis. Un misto tra gioia, felicità, incredulita’, stupore. C’è una frase di Jim Morrison che dice: “Non dire mai che i sogni sono inutili, perché inutile è la vita di chi non sa sognare”. Bisogna credere nei sogni e costruire poco per volta, passo dopo passo, le condizioni che portino poi a realizzarsi. Ed e’ andata proprio così! Questa mattina siamo partiti senza avere la certezza di poter entrare all’interno del circuito. Già arrivarci davanti e poter fare una foto all’ingresso, davanti alla scritta Indianapolis Motor Speedway, sembrava essere un’esperienza unica. Ma il nostro obiettivo restava ancora più grande. Siamo arrivati all’interno del building principale per chiedere di entrare ma qui abbiamo ricevuto un secco ‘no’. Un duro colpo che sembrava avesse detto fine ad ogni speranza. Mi confronto con la squadra e c diamo appuntamento a pochi chilometri di distanza prima di entrare in città. Torno all’esterno dell’edificio, e dopo circa 100 metri che pedalavo, mi accorgo che in un punto della recinzione c’è un piccolo varco che mi permette di vedere il tetto delle auto da corsa che giravano sulla pista. Piccola cosa ma che fino a poco prima sembrava irraggiungibile. Scatto un selfie e già stavo meglio, inconsapevole di cosa m stava aspettando. Riparto in sella alla bici ed ecco che passati di nuovo 100 metri, noto un altro ingresso al circuito. Immagino che ce ne siano molti altri e mentre mi rifaccio un altro selfie, noto dei semafori rossi ed altri verdi, con una strada a quattro corsie che scende e non si riesce a capire dove poi risalga. Mi viene in mente il circuito di Monza, ed essendoci già stato, la strada si sarebbe poi trovata all’interno del circuito. Decido di provarci, scendo in bici e poi….tutto quello che fino ad oggi avevo potuto solo immaginare, e’ diventato realta’. I sogni hanno uno stretto legame con la tenacia, con la perseveranza nei propositi e nell’azione. Sono riuscito ad entrare all’interno del circuito, ho realizzato il mio sogno, perché non mi sono fermato davanti al primo ‘no’. Ho continuato, con tenacia, con curiosità, a cercare una seconda possibilità, che poi e’arrivata. Un insegnamento importante, da mettere in pratica nella vita di tutti I giorni e che non dimenticherò. Bisogna credere anche a cio’ c’è all’apparenza può sembrare impossibile, perché questo può diventare reale. E allora cambia tutto. Tutto ciò che è avvenuto dopo, lo lascio raccontare alle immagini di Federico Manfredi. Eccoci dunque arrivati al termine della quarta tappa di questa grande esperienza ‘On the road’. Un’esperienza che mi sta portando a scoprire un’America sempre più affascinante. Oggi abbiamo raggiunto Edimburgh, cittadina dell’Indiana che conta poco meno di 4500 abitanti, 100 i chilometri percorsi. L’entusiasmo e’ grande, così come la consapevolezza di vivere un’esperienza magnifica.

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  • Un’arrivo ad Indianapolis, che non ti aspetti! Durante la pianificazione di questa grande avventura ‘On the road’ che mi sta portando alla scoperta di un America davvero affascinante, il solo pensiero che con la mia bici avrei raggiunto Indianapolis ed il suo mitico circuito automobilistico, mi faceva venire i brividi. Sembrava un sogno! A tal punto ogni tanto da pizzicarmi qua e la per capire se ciò che stavo preparando era reale. Oggi sono qui, ma non ancora esattamente al raggiungimento del sogno. Mentre pedalo ho modo di riflettere modo ed il risparmio di energie, per me che pedalo e per il team che mi segue è essenziale. Con il circuito a 20 chilometri e la città di altri 10, passandoci con la tappa di domani verso Edimburgh, ho deciso di raggiungere il Best Western che ci ospita ed accontentarmi dei 120 chilometri di oggi, con un caldo importante. Siamo arrivati dunque alla terza tappa di questa meravigliosa esperienza, centrando il traguardo. Chi mi conosce, sa dalle mie precedenti esperienze, che la terza tappa in un viaggio e’ tra quelle che nasconde insidie, perché il corpo deve ancora abituarsi completamente a fatiche così lunghe e continuative. L’esperienza maturata in questi anni, devo dire, mi sta dando comunque grande tranquillità, anche nell’affrontare eventuali difficoltà. Dopo i 160 chilometri del primo giorno e i quasi 100 del secondo, oggi il conta chilometri ha raggiunto quota 120. Queste prime tre giornate mi stanno facendo entrare in contatto con un’America che ha davvero un enorme rispetto per i ciclisti. Se ti vedono passare per strada ti salutano e ti incoraggiano, oppure si fermano e ti lasciano passare. Ti fanno sentire a casa, pur essendo a migliaia di chilometri dall’Italia. Sto provando un pochino le stesse sensazioni vissute in Islanda ed in Scandinavia. Mi sento un cittadino del mondo, pronto ad adeguarmi completamente all’ambiente in cui mi trovo. Sensazione questa, stupenda. In questa avventura sto scoprendo sempre di più quanto siano davvero tanti i valori che accomunano il mondo dello sport a quello della musica. Ho avuto l’onore di ospitare durante la diretta Facebook di questa mattina Carlo Uboldi, pianista jazz di fama internazionale. Durante la piacevolissima chiacchierata con lui ha raccontato come dal vivo lui suoni principalmente jazz perche’ e’ il genere musicale che gli permette di esprimere meglio le sue emozioni. Questo mi ha fatto tornare in mente il pensiero, che ognuno di noi ha le sue potenzialità attraverso le quali puo’ esprimersi. Io le ho trovate nello sport, nel ciclismo, in cui riesco a tirar fuori ogni volta, qualcosa di importante. E’ un concetto a cui credo tantissimo e che cerco di trasmettere durante tutti gli incontri che faccio in giro per l’Italia, in particolare con i giovani nelle scuole. Il fuso orario con l’Italia ha certamente condizionato queste prime giornate americane, ma devo dire che ormai “sono americano”. Da oggi, e per qualche giorno sarà così, abbiamo guadagnato un’ora rispetto all’Italia. Non siamo più sette ore indietro ma “solo” sei. Sono e siamo davvero felici con la squadra per il lavoro che stiamo svolgendo per la comunicazione. I contatti sulla mia pagina Facebook e sul sito sono aumentati in maniera considerevole, segno concreto che quello che stiamo producendo piace. E per questo non posso e non possiamo che ringraziarvi tutti. Lo ribadisco anche stasera. I vostri messaggi, i vostri incoraggiamenti sono benzina per la mia gamba. Continuiamo questa avventura insieme, sempre più numerosi. Perché proprio in esperienze come queste assume grande valore il detto popolare ‘l’unione fa la forza’.

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  • Secondo giorno in sella alla mia bici, 94 chilometri percorsi sulla ‘On the road’. Abbiamo lasciato Rensselaer e raggiunto la cittadina di Lafayette, in Louisiana. Tappa più corta rispetto a quella di ieri, ma comunque tutta da scoprire e vivere, alla scoperta degli States. Questa mattina quando mi sono alzato, il pensiero di essere a solo un giorno di distanza da una meta mitica come quella di Indianapolis e’ stato uno stimolo forte per rimettermi in sella subito e con entusiasmo. Dall’altra parte però, avventure come queste devono essere vissute appieno, ogni singolo istante. Ed è per questo che con il pensiero ad Indianapolis, l’attenzione è stata massima anche su ciò che stavo vivendo. A differenza di ieri, anche se partito con nuvole “pericolose”, il tempo poi e’ cambiato e mi ha regalato un sole da 28/29 gradi. Ogni singola giornata, in avventure come queste, e’ diversa dalle altre. Le difficoltà che hanno caratterizzato la prima tappa sono alle spalle, ma restano comunque fisse nella mia mente, consapevole di come poterle affrontare se dovessero ripresentarsi. La magia della bici per me, fa superare ogni problema. E’ bastato indossare la divisa e salire in sella per riacquistare le giuste motivazioni. Con i ragazzi, Nicholas e Federico, stiamo facendo un grandissimo lavoro di documentazione. C’è tanto da fare ma devo dire che abbiamo subito trovato la giusta sintonia, e questo e’ molto positivo per dare sempre il meglio. Vedere che mi seguite sempre così numerosi e’ per me importantissimo. Grazie mille per il supporto che mi date. Tutti i vostri messaggi sono energia pura, benzina per la mia gamba. Continuate a vivere con me ogni giornata!

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  • Prima tappa di “On the Road”, difficilissima. Complice forse la tensione accumulata nelle settimane passate per preparare il viaggio, il fuso orario ed il poco riposo, questa mattina mi sono svegliato con un fortissimo mal di testa da gestire. Ma non solo, dal letto percepisco che fuori la giornata di sole del giorno prima è solo un ricordo. Stringo i denti, apre le finestre ed un nubifragio sta battendo sulla città. La volontà di riuscire a pedalare è tanta e con fatico avviso il team che si ritarda la partenza di due ore, così da star riposato e dormire. Decisione sofferta ma anche questo può far parte di queste imprese difficili, non solo nel chilometraggio da percorrere. Quando deciso di indossare la divisa, sto leggermente meglio e vestirmi da atleta mi ha psicologicamente aiutato molto. Mi guardo allo specchio, sono pallido, ma sento di potercela fare. Salgo in bici, faccio girare la gamba, inizio a bruciare calorie e chilometro dopo chilometro passa tutto, ritornando così il sorriso. Sorriso che questa impresa sportiva merita. Pedalare con a fianco Chicago è indescrivibile. Tanti allenamenti sulle mie strade, nei boschi, sugli argini, ed ora un metropoli statunitense al mio fianco. 20 chilometri e lascio Chicago e lo stato dell’Illinois per entrare nello stato dell’Indiana. La mia prima metà la cittadina di Rensellaer, poco più di 5mila abitanti, capoluogo della contea di Jasper. Quando arrivo, oramai dopo 7 ore e mezza di bici, sono stanco, ma il raggiungimento della meta, porta a dimenticare anche la fatica. 160 esatti i chilometri percorsi. Distanza già affrontata molte volte in passato, ma ci sono tante cose che in una singola giornata devono essere considerate. La preparazione c’e’ ma in un’esperienza come questa bisogna saper affrontare anche le difficoltà del ‘qui e ora’. Bisogna sapersi gestire in base alle condizione generali per poi raggiungere step by step la meta di giornata. Siamo in America per vivere una grande esperienza, che già in questa prima tappa mi sta dando importanti segnali. Come per l’Islanda e la Scandinavia voglio godermi e vivere appieno ogni momento. Continuate a seguirmi in tanti e grazie per questo. E’ bello avere la sensazione di pedalare con al fianco molti amici!!!!

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  • Dopo mesi di programmazione, pianificazione e preparazione, eccomi in volo in direzione Chicago. Francamente, pur leggendo sul display la destinazione, non sto ancora realizzando veramente ciò che sto facendo e dove sarò tra poche ore. L’America, come forse per tutti noi, attraverso la musica, film, miti, ed altro, fa parte da sempre della mia vita. Ricordo da piccolo quando guardavo Dallas con i miei genitori. Hazard con mia sorella, in cui si rimaneva in attesa davanti alla tv per guardare la nuova puntata. Ore di musica di artisti, nati proprio in questa terra e che ora toccherò con il mio piede, poggiandoci successivamente la mia due ruote in ben 6 stati diversi. Mi attendono emozioni che oggi non posso nemmeno immaginare. Come raccontai per l’Islanda, e ci furono arrivo a fine tappe che portavano a rallentare per non scendere dalla mia bici, qui quella sensazione son sicuro sarà ancora di più amplificata. Mi godrò ogni singolo istante, ogni incontro, perché a differenza degli altri viaggi, incontrerò moltissime più persone e le possibilità di interazioni saranno infinite. Ho aspettative altissime e non voglio risparmiare su nulla. Immagino di entrare in locali tipici in cui sul palco suoni un musicista, magari sconosciuto, ma con capacità artistiche immense, che ti entrano nella mente, che ti entrano nel cuore. Un’impresa sportiva paralimpica frutto di un sogno. Sogno e sogni che proseguiranno e che mi permetteranno di attrarre situazioni che solo così potranno accadere. Un saluto da 11.000 metri di quota. Si cena.

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  • Appena rientrato da San Secondo Parmense, in visita alla Coppini Arte Olearia, che da tre anni, segue le mie avventure, supportandomi con i loro prodotti e non solo. Ogni mese vengo rifornito da eccellenti prodotti che alimentano positivamente la mia salute e di conseguenza le mie performance. Un’attività sportiva come la mia e le imprese che ne seguono, hanno bisogno di attenzione da molti punti di vista, e gli ingredienti di qualità del cibo non possono mancare. Ma non è solo questione di prodotti o altro! Come spesso accade, nasce una amicizia. Si condividono valori, traguardi, fatiche, che rendono sempre più forte ed importante il legame. Colgo dunque l’occasione per ringraziare tutta la famiglia Coppini del supporto e di tutti/e gli amici che lavorano all’interno di questa azienda, che attraverso l’esperienza, la passione e le capacità, ne garantiscono il funzionamento.

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  • L’emozione di riattaccare “il numero” alla mia bici e partecipare ad una Gran Fondo c’era, non posso negarlo. Oggi, però, una volta raggiunto il traguardo, dopo 143 chilometri e 2800 metri di dislivello, la fatica ha lasciato lo spazio alla più grande felicità, quella di avercela fatta. E’ stato un test impegnativo, le salite si sono fatte sentire sulla gamba, ma per me era assolutamente importante riuscire a concluderla, in vista della grande avventura in America che mi aspetta dal 30 maggio. Sono state 7 ore e 45 minuti che ho vissuto soprattutto divertendomi, assorbendo appieno quell’energia positiva che si manifesta ogni volta che salgo in sella alla mia bici e che, una volta tagliato al traguardo, ho voluto alzare al cielo come segno di vittoria, per avercela fatta. E’ stato il primo test ufficiale proprio con la bicicletta che la Lombardo mi ha messo a disposizione per l’America e devo dire che la risposta del mezzo è stata super. In queste settimane mi sono allenato molto, ormai non manca tanto alla partenza. Sono pronto!!!! E’ normale per me fare più fatica rispetto ad altri in salita, ma ogni volta che il dislivello si addolciva riuscivo a riprendere il ritmo in fretta, tanto da riuscire a chiudere l’ultimo tratto con una media di oltre 30 chilometri orari. Sono contento anche per il tanto incoraggiamento che ho avuto durante tutto il percorso. Ad un certo punto mi si è avvicinato un altro ciclista che mi ha detto: “Solo Dio può spiegare quello che stai facendo”. Ora, per me è normale pedalare, perché rappresenta la passione sportiva che ha sempre più caratterizzato la mia vita da atleta. Mi rendo conto che per gli altri può essere strano vedere uno che lo fa solo con una gamba, ma questi incoraggiamenti sono uno stimolo perché non dobbiamo dimenticare mai che ognuno di noi, attraverso le proprie potenzialità, può raggiungere gli obiettivi che si è prefissato.

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  • Sono state delle giornate particolarmente emozionanti quelle che ho avuto l’opportunità di trascorrere in Sicilia questa settimana. Giornate ricche di soddisfazioni e nuovi incontri, grazie allo staff della Lombardo bike, che anche quest’anno sara’ al mio fianco nella grande avventura che mi vedra’ protagonista in America da Chicago a New Orleans dal 30 maggio al 23 giugno. Onorato ed orgoglioso poter essere sostenuto da un’azienda così importante, che ha creato per l’occasione una bicicletta personalizzata partendo dal suo modello top di gamma denominata “Misano”. Importante anche la responsabilità che mi assumo, con la volontà di dare il meglio per rendere onore alla fiducia che Lombardo bike sta dimostrando nei miei confronti. Per presentare ufficialmente la bicicletta e’ stato organizzato un’evento all’interno dell’azienda con giornalisti ed addetti ai lavori in ambito sportivo/ciclistico. Svoltosi presso gli stabilimenti della Lombardo Bikes mercoledì 3 aprile, ho potuto raccontare ad un pubblico “nuovo” per me, la mia storia, i miei progetti realizzati e quelli futuri. Proiettato il docu-film relativo alla mia scorsa avventura in Scandinavia, anno in cui è iniziata la collaborazione con la Lombardo Bike, è stato altrettanto bello ed emozionante vedere le reazioni dei presenti. L’America sarà un altro grande traguardo. Un’esperienza importante che mi permetterà di continuare a crescere dal punto di vista professionale ed umano, assieme a tutta la mia squadra. Una possibilità in cui il sostegno di aziende come la Lombardo bike è indispensabile. Se si hanno dei sogni bisogna fare di tutto per mettersi nella condizione di realizzarli. Credere in sé stessi e sulle proprie potenzialità e di chi si ha a fianco. Avanti tutta e continuate a seguirmi come state già facendo, per scoprire così, giorno per giorno, come sarà’ la prossima avventura americana “On the Road”.

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  • “On the Road”, sulla strada. E’ questo il titolo dell’avventura che affronterò in America dal prossimo 30 maggio, terzo appuntamento di “Progetto ‘22/’26”, dopo Islanda e Scandinavia, con l’obiettivo di realizzare 5 imprese, pubblicare 5 libri e produrre 5 docu-film. Un titolo che vuole essere un omaggio al libro simbolo della Beat Generation. In questa avventura la musica sarà il filo conduttore e anche nel libro di Kerouac la musica aveva un suo spazio importante. In questa nuova affascinante esperienza metto a nudo la mia seconda anima, quella musicale che mi ha accompagnato e accompagna costantemente nella mia vita. Se il corpo umano è composto al 65% di acqua, il mio è composto al 60% di sport e al 40% di musica. Ho scelto quindi di percorrere la “Blues Highway”, da Chicago a New Orleans, un percorso che unisce le principali città simbolo per moltissimi generi musicali blues, il country, il jazz ed il rock’n’ roll! Musica che unisce, supera le barriere (anche quelle create dal colore della pelle), mettendo a nudo le nostre emozioni più profonde e che ha unito le varie anime dell’America: Anglosassoni, Immigrati, Afroamericani, Latinos…. Musica che parla di tristezza, amore, solitudine e desiderio di libertà, musica che rappresenta i volti più attraenti dell’America: i suoi miti, il viaggio on the road, l’opportunità! In questo percorso voglio incontrare musicisti locali ed italiani, come testimoni di quel rinnovamento musicale nato e cresciuto lungo la Via che percorrerò.

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  • Sembra ancora così distante, ma in realtà il 30 maggio è dietro l’angolo. Si avvicina sempre di più la partenza per gli Stati Uniti, dove vivrò la terza grande avventura in sella alla mia amata bici, nell’ambito di “Progetto ‘22–‘26”, che mi ha visto “esplorare” prima l’Islanda nel 2022 e poi la Scandinavia nel 2023. Con la mia squadra da mesi stiamo preparando questa esperienza, che come per le altre, condividerò con tutte/i voi. Tutto deve essere studiato ed organizzato al dettaglio, certamente, e come sempre pronto a riprogrammare in caso di imprevisti, che in in viaggi come questi, come per i precedenti, devono essere sempre presi in considerazione. Il fascino di potermi rapportare con l’ignoto mi ha sempre attratto. Il lavoro è tanto, sono tanti gli aspetti da considerare. Rispetto alle due avventure precedenti, che mi hanno dato e continuano a darmi grandissime soddisfazioni personali, con questa terza esperienza negli Stati Uniti ho voluto ancora di più alzare l’asticella. Sarà un viaggio, da Chicago a New Orleans che unirà quelle che sono le due mie grandi passioni: il ciclismo e la musica. Percorrerò circa 2.500 chilometri in 19 giorni e per ogni tappa ci sarà, ogni sera, intorno alle ore 19 locali e 13 italiane, una diretta dove proprio la musica sarà protagonista. In queste settimane vi accompagnerò, passo dopo passo, pedalata dopo pedalata, dal momento della partenza, facendovi scoprire il fascino e le caratteristiche di questa impresa. Siete pronte/i?

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  • “Iniziata la preparazione invernale” Al termine dell’allenamento di ieri pomeriggio dalle 13 alle 16 in mtb, mi son reso conto di quanto quest’anno la preparazione stia andando a gonfie vele. La mtb mi permette di uscire anche con temperature e condizioni atmosferiche non favorevoli. Non ricordo a memoria, di essere mai riuscito in questo periodo a percorrere così tanti chilometri e stare in sella per tutto questo tempo. Asticella per febbraio posta a 4 ore e per marzo a 5 ore, in cui iniziare lavori con il cardiofrequenzimetro.

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