Chi sono

Mi chiamo Andrea Devicenzi, sono Coach e Atleta, appassionato di Sport ed avventure al limite. Sono sposato con Jessica ed ho due meravigliose bambine, Giulia e Noemi.

All’età di 17 anni un grave incidente motociclistico mi ha causato l’amputazione della gamba sinistra. Un evento tragico che ha cambiato la mia vita per sempre.

"Se n’è andata una gamba
ma non la voglia di vivere
ogni giorno della mia Vita
al massimo delle mie possibilità."

Blog

  • Andrea Devicenzi Paralimpiadi

    Milano-Cortina 2026, 12 marzo Ho appena terminato di guardare la finale di curling alle Paralimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 tra Corea e Cina. Nel sentire che la categoria mista è stata per la prima volta inserita alle Paralimpiadi, sono stato felice per loro, ma profondamente rammaricato per chi, come me, pedala con una gamba sola. Mi vedo dunque costretto a parlare di una verità scomoda che il mondo paralimpico sembra non voglia affrontare. Osservate questa foto in alto. Notate qualche differenza? Ricordo ai più distratti che si tratta di ciclismo, sport in cui il numero di pedali funzionanti e dunque il numero di gambe che spingono, è “sensibilmente” importante. I tre atleti nella parte superiore della foto, sono coloro che a Parigi 2024 hanno vinto le tre medaglie su pista nel chilometro da fermo nella categoria C2, la mia categoria, se decidessi di gareggiare a livello nazionale e internazionale: Alexandre Léauté (Francia) con paralisi parziale gamba destra Hidde Buur (Olanda) con paralisi cerebrale braccio/gamba destra, Gordon Allan (Australia) con paralisi cerebrale quattro arti. Tre atleti straordinari, tre campioni che meritano il loro successo e i traguardi che hanno raggiunto e che raggiungeranno. MA tutti e tre hanno DUE GAMBE. Medaglie per alcuni, impossibilità per altri. In alcune categorie paralimpiche esistono decine di classi diversificate, regalando agli atleti opportunità multiple, mentre per chi ha disabilità diverse nella stessa categoria non esistono possibilità di competere alla pari. Gareggiare nel ciclismo con una gamba contro atleti che ne hanno due è pressocché impossibile misurarsi alla pari. Non è una questione di talento, di allenamento o di voglia. La questione è fisica, biomeccanica, è matematica, perciò mi chiedo: perché si aggiungono nuove categorie e medaglie in alcuni sport, come il curling misto che ho appena visto per la prima volta alle Paralimpiadi, mentre nel ciclismo un amputato di gamba viene messo a competere con atleti che hanno entrambe le gambe funzionanti? Sottolineo che a 52 anni per me il percorso paralimpico è sicuramente chiuso. Non sto scrivendo per rivendicare una medaglia che non avrò mai, sto scrivendo perché aprire una discussione attorno a un tavolo potrebbe motivare e stimolare “miei simili” a mettersi in gioco, sognando come tanti altri l’oro paralimpico. C’è un ragazzo di 20 anni, da qualche parte nel mondo, che ha perso una gamba e sogna di diventare campione paralimpico di ciclismo. Quello stesso ragazzo, oggi, scoprirà che il suo sogno è impossibile per statuto, non per mancanza di talento. Lo sport paralimpico dovrebbe essere il luogo dell’equità per eccellenza. Dovrebbe essere il luogo dove ogni disabilità trova la sua giusta collocazione, dove ogni atleta può competere alla pari con chi ha una condizione simile alla sua. Un grandissimo in bocca al lupo ai campioni di Milano-Cortina. Voi siete eroi che ispirate il mondo. Al movimento paralimpico dico: non è più accettabile ignorare queste disparità. Lo sport deve essere uguale per tutti.

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  • Andrea Devicenzi Abbigliamento OUTWET

    Continua la preparazione per i traguardi di questo 2026. Al mio fianco, o meglio, addosso, la nuova arrivata: la maglia intima OUTWET, e posso garantirvi che è spettacolare. Anche quest’anno OUTWET è al mio fianco con maglieria intima e abbigliamento personalizzato. Una partnership che dura dal 2022, iniziata durante l’avventura in Islanda e che oggi si rinnova con ancora più forza. Ricevere la conferma anno dopo anno dalle aziende che mi seguono è motivo di grande gioia, orgoglio e conferma di tutto ciò che facciamo, perché nella maggior parte delle volte, il nostro lavoro va OLTRE l’impresa sportiva, entrando nel cuore delle persone. OUTWET questo lo ha capito fin dal primo giorno. Quest’anno OUTWET mi accompagna con due soluzioni tecniche pensate per ogni condizione: BASE LST – La protezione termica perfetta Maglia lupetto a maniche lunghe in polipropilene Dryarn® che unisce isolamento termico eccellente e gestione dell’umidità superiore. Il filato Dryarn® (94% polipropilene, 6% elastan) veicola il sudore verso l’esterno lasciando la pelle asciutta anche durante sforzi prolungati. Quando pedali per ore, quando il freddo ti entra nelle ossa, questa maglia fa la differenza tra sofferenza e prestazione. Traspirante, comoda, protettiva, per climi freddi e allenamenti invernali intensi. BASE SS – L’equilibrio per la mezza stagione Maglia a maniche corte con inserti a rete posizionati strategicamente nei punti dove il corpo suda di più. Leggera ma efficace, mantiene l’equilibrio igrometrico perfetto grazie al polipropilene Dryarn® che controlla il flusso di vapore acqueo. Per quelle giornate dove il freddo non c’è più ma il caldo non è ancora arrivato, quando la temperatura cambia tra mattina e pomeriggio. L’alleato perfetto per allenamenti primaverili e autunnali. Entrambi i capi sono certificati Oeko-Tex®, quindi completamente sicuri per l’uomo e per l’ambiente. Materiali ipoallergenici, antibatterici, con cuciture ridotte al minimo per massimizzare il comfort durante ore e ore in sella. Perché quando pedali 200, 300, 400 chilometri, ogni dettaglio conta. Anche quello che non si vede. Successivamente arriverà anche l’abbigliamento personalizzato che al momento è in fase di definizione posizione loghi. Ma questa è un’altra storia che racconteremo presto. Grazie OUTWET per la fiducia rinnovata. Grazie per aver capito che le sfide si vincono insieme.

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  • Andrea Devicenzi TOOT Engeneering Record del mondo Guinness world records

    C’è un momento, nella preparazione di una grande impresa, in cui capisci che ogni millimetro conta. Ogni grado di inclinazione. Ogni grammo di peso. Ogni centimetro di posizione. Quel momento, per me, così, quasi all’improvviso come un sogno, è arrivato martedì scorso, all’interno del laboratorio dove nascono i campioni. Sono entrato nel quartier generale di TOOT Engineering a Montichiari, dove Romolo Stanco, architetto, ingegnere, visionario, applica al ciclismo lo stesso approccio che ha fatto vincere gare in Formula 1 e portato atleti ai Mondiali e alle Olimpiadi. Romolo non progetta biciclette! Progetta ciclisti! La sua filosofia è chiara: “Non abbiamo progettato una nuova bici, abbiamo progettato l’atleta”. Quando arrivi davanti a lui, capisci che non sono parole di marketing, ma un approccio radicale che ha portato TOOT Engineering a vincere due volte il premio come Best Bike al NAHBS, a far conquistare 7 titoli continentali e 3 campionati del mondo a squadre. Quando l’asticella si alza, i dettagli diventano tutto ed a seguito dei 10 Guinness World Records del 2025, con la squadra abbiamo deciso di alzare ancora l’asticella. Insieme a Romolo e al suo team, abbiamo lavorato sulla posizione dell’invasatura in carbonio del moncone, un punto di contatto tra me e la bici importantissimo, dove si scarica gran parte della potenza, e dove ogni grado di inclinazione sbagliato si trasforma in dispersione di energia. TOOT Engineering lavora con tecnologie aerospaziali. Usano il digital twin system: creano un modello digitale del ciclista in azione, lo testano nel simulatore Horai® e nella galleria del vento virtuale Aeromotion®. Ogni variazione di posizione viene analizzata in tempo reale: potenza, cadenza, velocità, area frontale, CdA. Come dice Romolo: “Quando il risultato sembra perfetto, certamente si può migliorare ancora.” Quello che mi ha colpito è l’approccio motorsport che Romolo porta nel ciclismo. Lavora con gli stessi partner che costruiscono componenti per Formula 1: leghe di alluminio aerospaziale prodotto da APWORKS, stampa 3D parametrica, test di carico con le macchine Litem-Life Testing, collaborazione con l’Università di Pavia. Le bici TOOT, sono soluzioni personalizzate costruite intorno all’atleta. Atleti come Letizia Paternoster, Chiara Consonni e Benjamin Thomas hanno corso e vinto con le sue bici. Il team argentino ha usato la rivoluzionaria X23 Swanigami alle Olimpiadi di Parigi 2024. I grandi risultati non nascono dai gesti eclatanti ma da dettagli a volte invisibili. Ore passate a studiare un’inclinazione di un solo grado. Dall’ossessione per il millimetro. Dalla convinzione che si può sempre fare meglio. Grazie Romolo Stanco. Grazie TOOT Engineering.

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  • Andrea Devicenzi Dallara

    Varano de’ Melegari, gennaio 2026 Oggi sono entrato nel tempio del carbonio. Nel luogo dove la fisica incontra l’impossibile. Alla Dallara. Nell’ufficio dell’Ingegnere. Davanti all’Ingegner Gian Paolo Dallara, nel suo ufficio, l’uomo che ha scritto la storia del motorsport mondiale, racconto delle 24 ore, dei 602,990 chilometri percorsi in un giorno solo, dei 10 Guinness World Record conquistati pedalando con una gamba sola. Nei suoi occhi, vedo qualcosa che non mi aspettavo: stupore e curiosità. L’ingegnere che ha progettato monoposto vincenti in Formula 1, IndyCar e in tutto il mondo, che ha fatto del carbonio la sua firma globale, rimane colpito da quello che un atleta paralimpico ha fatto su una bici. Non è compassione, è rispetto. È la meraviglia di chi riconosce l’eccellenza in qualsiasi forma si manifesti. In quel momento capisco: i limiti non esistono in nessun campo. Né in pista, né sulla strada. Poi arriva il momento che sognavo. Mi siedo sulla Dallara Stradale. Fibra di carbonio ovunque. Il sedile mi avvolge come fosse stato fatto su misura per me. Antonio, il pilota collaudatore, è al volante. “Pronto?” mi chiede. Sorrido e annuisco di sì. Venti minuti per le strade di Varano de’ Melegari che sembrano secondi. Accelerazione. Curva. Adrenalina pura. Il corpo schiacciato dai G e il cuore a mille nelle curve, mentre Antonio mi spiega come e quanto sia incollata a terra quell’automobile. Carbonio che vola. Ingegneria che emoziona. Ogni curva è una lezione di fisica applicata. Ogni accelerazione è un dialogo tra uomo e macchina. Capisco cosa significa quando dicono che una Dallara “parla” con chi la guida. È precisione assoluta tradotta in movimento. Poi la sala conferenze. Oltre 100 persone. Sono i dipendenti Dallara, proprio loro che ogni giorno costruiscono l’eccellenza. Ingegneri, tecnici, operai specializzati. Le persone che trasformano i disegni in realtà, che modellano il carbonio come scultori. Racconto il prima e il dopo. L’incidente a 17 anni. La rinascita. I record. Le sfide. Parlo delle Katana, quelle che sembrano stampelle ma che vanno oltre, progettate con la stessa filosofia che muove Dallara: il carbonio non come materiale, ma come soluzione all’impossibile. Un progetto nato dalla collaborazione con partner d’eccellenza come Bercella, Vibram, Autotecnica, e naturalmente Dallara stessa. Non è solo una collaborazione tecnica, è una visione condivisa: spingere i confini di ciò che è possibile, sempre. Che sia una monoposto da corsa o una stampella per un atleta paralimpico, la domanda è sempre la stessa: come possiamo fare meglio? Come possiamo andare oltre? C’è un filo rosso che lega tutto. La Dallara Stradale che sfreccia a Varano. I 602 chilometri che ho percorso in 24 ore. Le Katana che nel 2026 diventeranno personalizzabili per ogni atleta. Quel filo è il carbonio. Ma non solo come fibra, come materiale tecnico. È il carbonio come filosofia: leggerezza che diventa forza, rigidità che diventa precisione, tecnologia che diventa libertà. Per Dallara, il carbonio è la chiave per vincere gare. Per me, il carbonio è la chiave per vincere nella vita. Torno a casa con gli occhi ancora pieni di quella monoposto, con le mani che ancora sentono le vibrazioni della strada, con il cuore pieno di gratitudine. Questa giornata ha rafforzato ancora di più il legame con un’azienda che non produce solo auto, ma sogni in fibra di carbonio. Grazie Dallara. Grazie Ingegner Gian Paolo Dallara per lo stupore nei suoi occhi. Grazie Antonio per avermi fatto volare con i piedi per terra. Grazie a tutte le persone che oggi mi hanno fatto sentire parte di qualcosa di grande. Nel tempio del carbonio, ho capito ancora una volta che l’impossibile è solo una parola. E che quando metti insieme passione, competenza e visione, quella parola perde significato.

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  • Andrea Devicenzi LIONS Club Bardi Val Ceno

    Bardi, 31 gennaio 2026 Ieri ho vissuto uno di quei momenti che ti ricordano perché vale la pena continuare a mettersi in gioco: sono diventato socio onorario del Lions Club Bardi Val Ceno. Per me non è solo un riconoscimento formale, ma di entrare a far parte di una famiglia dove, fin dal primo istante, ho trovato sorrisi, accoglienza, partecipazione autentica e quella voglia di FARE che riconosco in chi, come me, crede nel servizio agli altri. Ad accompagnarmi in questo percorso c’è Franco Bercella, mio padrino e carissimo amico che in questi ultimi anni mi è stato incredibilmente vicino nel progetto delle stampelle Katana, per me importantissimo e sogno di una vita. Franco non è solo un amico, è uno di quegli uomini che quando credono in qualcosa, ci mettono cuore, testa e mani. Presenti circa ottanta Lionisti provenienti da quattro club diversi. Tra loro, una persona per me speciale: Teresa Filippini, la Governatrice, amica che mi ha sostenuto concretamente nel progetto Tour dei 4 Elementi che svolgerò tra maggio e giugno di quest’anno. È stata lei a farmi ottenere il patrocinio nazionale Lions, dopo aver presentato il progetto all’assemblea nazionale dei governatori. Un’alleanza che ha dato al Tour una credibilità istituzionale fondamentale. Al tavolo con me c’erano anche Pietro Di Natale e Ferdinando Lapetina, responsabile dell’Associazione Nazionale Lions Fotografi. Mi hanno consegnato i quattro volumi dedicati ai 4 Elementi, un lavoro straordinario durato cinque anni che racconta attraverso le immagini il legame tra natura, sport e territorio. Ma non si sono fermati qui, proponendomi un quinto volume, sempre legato al progetto dei 4 Elementi. Un’idea che mi ha entusiasmato e che aggiunge un nuovo tassello a questo mosaico che stiamo costruendo insieme. Lo ammetto, questo ingresso nei lions è un’altro impegno importante che si aggiunge a tutto ciò che ho già “in piedi”. Il 2026 è già carico di sfide: il Tour dei 4 Elementi, il record delle 24 ore ad Arese, l’avventura al Circolo Polare Artico con i ragazzi, il lancio delle Katana personalizzabili. Ma entrare nei Lions non è un peso, ma una opportunità per continuare ad imparare e crescere, dando agli altri. Questa è sempre stata la mia bussola e che desidero si rafforzi sempre di più: non si cresce da soli, si cresce insieme, e in una famiglia come quella del Lions Club, dove il motto è “We Serve”, ho trovato persone che condividono questa visione. Quello che mi ha colpito di più, non sono stati i riconoscimenti o i titoli, ma la voglia di fare che ho visto negli occhi di queste persone. La stessa che vedo negli studenti quando partono per l’Islanda o la Cambogia. La stessa che vedo nei ragazzi quando salgono in bici per la prima volta convinti di non farcela. Servire gli altri non è un dovere. È un privilegio. Grazie Lions Club Bardi Val Ceno per avermi accolto. Grazie Franco per avermi guidato fin qui. Grazie Teresa per aver creduto nei 4 Elementi. Grazie a Pietro, Ferdinando e a tutti gli ottanta lions che mi hanno fatto sentire a casa.

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  • Andrea Devicenzi Progetti del Cuore

    Parma, 10 gennaio 2026 – Sede ZEBRE Rugby Ieri mattina, ho avuto l’onore di aprire l’anno insieme al team di Progetti del Cuore nella splendida cornice della sede degli ZEBRE Rugby a Parma. Trenta agenti carichi di energia, voglia di fare, di crescere. Davanti a loro, ho aperto con una domanda semplice ma diretta: “Avete già fatto il PRIMO PASSO concreto verso i vostri obiettivi 2026?” Con 10 Guinness World Records all’attivo, comunque, in vista dei traguardi di questo 2026, il 2 gennaio mi sono svegliato alle 7:00 come se fossi a ZERO. Davanti a me due montagne, cioè i due progetti che sogno di realizzare quest’anno, ma che ancora non posso raccontarvi. Il paradosso del campione Qual è il paradosso del campione? Ripartire sempre dall’inizio. Ma c’è un segreto che ho condiviso con loro: chi parte forte a gennaio, arriva sereno a settembre. Chi rimanda a febbraio, corre col fiatone tutto l’anno. Non è sofferenza, è SERENITÀ. È avere margine quando arrivano gli imprevisti, è godersi il viaggio invece di arrancare verso il traguardo. L’ho imparato sulla mia pelle: quando ho deciso di battere il record delle 24 ore, non l’ho fatto il giorno della gara. L’ho deciso a novembre 2025, quando ho iniziato ad analizzare i dati, costruire il piano di allenamento, contattare gli sponsor, preparare la logistica. Settembre 2026 si costruisce in questi giorni di gennaio, non quando sarà già tardi. Le parole che ci cambiano Durante l’incontro abbiamo parlato di parole potenti, quelle che fanno davvero la differenza nel lavoro di chi deve entrare in contatto con le persone ogni giorno: EMPATIA per capire veramente chi abbiamo di fronte, al di là delle apparenze. ASCOLTO attivo, quello che fa sentire l’altro importante, ascoltato, compreso. AUTO-ANALISI per migliorarsi ogni giorno, senza mentirsi, guardandosi allo specchio con onestà. VISUALIZZAZIONI per vedere già il traguardo mentre sei ancora alla partenza, per sentire già il sapore della vittoria quando stai ancora preparando la sfida. Sono le stesse parole che uso per preparare i miei record, le stesse che applico quando lavoro con studenti e atleti nel programma “Oltre l’Impossibile”. L’intelligenza artificiale come alleata È stata inoltre l’occasione di portare per la prima volta un tema nuovo nel mondo dello sport e della motivazione: l’INTELLIGENZA ARTIFICIALE come alleata quotidiana. Non per sostituirci, ma per liberare tempo dalle attività ripetitive, per permetterci di concentrarci su ciò che solo noi umani possiamo fare: creare empatia vera, ascoltare davvero, costruire relazioni autentiche. L’IA può scrivere email, analizzare dati, organizzare calendari. Noi possiamo guardare negli occhi una persona e capire cosa sta davvero cercando. Il futuro non è scegliere tra umanità e tecnologia. È usare la tecnologia per essere più umani. Il giorno della decisione Il record non si batte il giorno del record. Si batte il giorno in cui DECIDI di iniziare a prepararlo. Per me è stato novembre 2025. Per loro e per voi, è OGGI. Grazie a Progetti del Cuore, a Daniele e Viviana, per avermi dato questa opportunità. Grazie ZEBRE Rugby per l’ospitalità. Grazie a tutti e trenta gli agenti che hanno scelto di iniziare questo 2026 con me. Il momento è adesso.

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Eventi

Eventi trascorsi

  • Iniziano da Sabbioneta le presentazioni aperte al pubblico, relative al mio ultimo viaggio in Scandinavia, Finlandia, Svezia e Norvegia, denominato #crossinthenorth. Faremo assieme un viaggio, grazie a racconti, aneddoti, filmati e foto. Vi aspetto! Vi aspettiamo!

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  • Andrea Devicenzi Libro

    Castelverde – 9 dicembre 2022 Altro appuntamento in cui poter venire ad ascoltare e vedere l’Impresa in Islanda. Questa l’organizzazione della serata: Dalle ore 19 MOSTRA FOTOGRAFICA Alle ore 21 – Proiezione del Film “La mia Islanda su di un pedale” Alle ore 21:45 – Presentazione del libro “La mia Islanda su di un pedale” VI ASPETTO

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  • Andrea Devicenzi Islanda

    Noceto (PR) – 25 novembre 2022 Presentazione del libro “La mia Islanda su di un pedale”. Dalle ore 18 alle 23 – Mostra Fotografica Alle ore 21 – Proiezione del Film “La mia Islanda su di un pedale” Alle ore 21.45 – Presentazione del libro “La mia Islanda su di un pedale” Seguiranno aggiornamenti

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