Chi sono

Mi chiamo Andrea Devicenzi, sono Coach e Atleta, appassionato di Sport ed avventure al limite. Sono sposato con Jessica ed ho due meravigliose bambine, Giulia e Noemi.

All’età di 17 anni un grave incidente motociclistico mi ha causato l’amputazione della gamba sinistra. Un evento tragico che ha cambiato la mia vita per sempre.

"Se n’è andata una gamba
ma non la voglia di vivere
ogni giorno della mia Vita
al massimo delle mie possibilità."

Blog

  • Andrea Devicenzi Record 24 ore

    Altra sessione qui su La Pista di Arese, per preparare il nuovo tentativo di record sulle 24 ore in outdoor. È incredibile quanto, nonostante le esperienze passate importanti, se metti nel mirino di migliorare i mille aspetti che compongono un obiettivo, ci sia ancora da lavorare, impegnarsi, provare e sbagliare. Sempre. Ma soprattutto, quando rimanga fondamentale la squadra al tuo fianco, con le loro diversità, le loro competenze, i loro sorrisi. Il pomeriggio di oggi ad Arese, insieme a Matilde, Stefano, Marco, Romolo, Andrea e Leonardo, è stato esattamente questo: un laboratorio. Test fondamentali che, come atleta, mi hanno reso davvero orgoglioso, nel vedere quanto sapere ed entusiasmo, c’era nel box. Con i ragazzi che sono stati con me in tutti e tre i progetti di Oltre l’Impossibile, Islanda nel 2024, Cambogia lo scorso anno e Capo Nord quest’anno, abbiamo continuato a perfezionare i nostri cambi. Un dettaglio che sembra piccolo ma non lo è, tutt’altro: i passaggi di borracce, alimentazione e comunicazione sono uno degli elementi che decideranno il risultato finale. L’obiettivo dichiarato è eguagliare la distanza di Palma de Mallorca, 602,990 km, che dal punto di vista atletico, su un circuito outdoor con vento e dislivello reale, significherebbe essere migliorati come atleta e come team del venti per cento. In un solo anno. Un numero incredibile. Qualche passaggio è ancora da rifinire, ma il novantacinque per cento dei cambi è stato perfetto. Questo ci mette tranquilli per quello che ci aspetterà durante il record e ci ha permesso di analizzare in anticipo alcuni aspetti specifici delle 24 ore. Poi, insieme a Romolo e Marco, siamo passati alla parte più tecnica: i test di risparmio energetico. Tracce GPX e moltissimi dati raccolti come le pressioni diverse delle due ruote per capire il rollio, l’analisi punto per punto del circuito per definire esattamente dove e quale rapporto utilizzare, l’ottimizzazione dei cambi e, soprattutto, le traiettorie da tenere al millimetro durante ogni giro. I dati sono arrivati come ci aspettavamo e sono molto importanti: a parità di watt è aumentata la velocità ed è diminuito il battito cardiaco. Il primo test era stato in laboratorio; questo era il primo svolto in pista. Possiamo dire di aver fatto centro, dandoci ulteriore energia ed entusiasmo per centrare l’ambizioso obiettivo. Domani il test più importante: otto ore consecutive, già condivise e pianificate oggi pomeriggio con tutta la squadra di ragazzi e ragazze che mi affiancheranno. Dalle 10 alle 18, otto ore dove ho pianificato cadenze, rapporti, velocità, soste, alimentazione e ogni altro dettaglio, per arrivare il più pronto possibile al record di sabato 12 settembre, con partenza alle ore 18, dove, VI ASPETTIAMO. “L’impossibile non esiste. È solo ciò che non abbiamo ancora sistematizzato.” Sempre, un chilometro alla volta.

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  • Andrea Devicenzi LA PISTA di Arese

    Ci sono sessioni di allenamento che servono a capire dove sei. Lunedì e martedì, due giornate vissute ad Arese, sono servite a capire qualcosa di più preciso: se il sistema funziona. Quasi 190 chilometri percorsi per capire che la risposta è: SI, con un dettaglio che non mi aspettavo. Il test di martedì 18 agosto era strutturato su 4 ore consecutive sul circuito de “La Pista” di Arese, lo stesso circuito dove il 12 e 13 settembre dalle ore 18, tenterò di eguagliare i 602,990 km di Palma de Mallorca, ma questa volta su strada aperta, con vento variabile e saliscendi reale, con un dislivello totale di circa 1.800 metri. Quattro ore per misurare la “macchina Andrea”, calibrare il sistema e capire nell’insieme, dove siamo. I dati dicono questo: 126,74 km in 4 ore, con zero soste ed una proiezione sulle 24 ore, che ci fa sognare l’impossibile. Ma il numero che mi ha fermato è un altro. A Palma de Mallorca, il 7 giugno 2025, ho percorso i primi 100 km in 3 ore e 36 minuti. Martedì mattina ad Arese gli stessi 100 km li ho percorsi in 3 ore e 13 minuti, ben 23 minuti più veloce, su un circuito più difficile, con vento variabile, su asfalto aperto. Questo non è un caso, è il risultato che il sistema che funziona.  Il lavoro del team. Quello che non si vede nei dati, e che invece è il contributo più importante di questi due giorni, è il lavoro di tutta la squadra. Zero soste in 4 ore significa una cosa concreta: ogni passaggio in cui avrei dovuto rallentare per idratarmi, alimentarmi, ricevere informazioni, è stato gestito dai ragazzi di “Oltre l’Impossibile”, il progetto che negli ultimi anni mi ha visto con loro In Islanda, Cambogia e Norvegia. Loro, mentre io continuavo a pedalare, concentrato sugli aspetti a me strettamente legati, si occupavano delle borracce, sempre pulite e asciugate prima del passaggio, gel, barrette, ecc. Ogni dettaglio pensato in anticipo, tutto scritto su di una tabella, non improvvisato nel momento. Questo per me, è ingegneria della performance. Quando un atleta non deve pensare alla logistica, quando sa che la borraccia arriverà nel momento giusto, che il cibo è pronto, che il team ha già anticipato il bisogno prima che diventasse un problema, libera una quantità enorme di energia cognitiva. Quella energia resta così disponibile per la cosa che conta: pedalare, gestire il ritmo, rimanere nel canale del Flow per ore consecutive. Questi giovani in questi due giorni hanno dimostrato qualcosa che insegno nelle aziende e nelle scuole: quando ogni membro del team esegue esattamente il proprio compito, e lo fa con precisione, cura ed il sorriso, il sistema produce risultati che nessun individuo potrebbe raggiungere da solo.  Cosa abbiamo imparato. Oltre ai dati di performance, questi due giorni hanno prodotto una lista precisa di ottimizzazioni da implementare prima di settembre: la bici di backup da avere sempre pronta, la gestione della pressione dei tubolari sulle 24 ore, la valutazione di montare una corona da 54, il sistema di comunicazione con auricolare durante il record, il prossimo appuntamento dal meccanico per un checkup completo. Questo, non è un elenco di problemi, ma ottimizzazioni. I problemi si scopriranno il giorno del record, ma gli aggiustamenti si fanno prima. Il prossimo test è mercoledì 26 agosto: 8 ore consecutive, anche questo con l’obiettivo ambizioso di fare zero soste, con cibo solido integrato nel protocollo. Ogni sessione migliora su quella precedente. Il record di settembre si costruisce adesso, un giro alla volta. “L’impossibile non esiste. È solo ciò che non abbiamo ancora sistematizzato.” Sempre, un chilometro alla volta.

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  • Quella di oggi, è una di quelle tappe che entra nel palmarès. Non per i chilometri, ma per quello che lasciano dentro. La mattina inizia con un privilegio che oramai riconosco e che non smette di emozionarmi: un nuovo pezzo del Sentiero della Valtellina, sconosciuto fino a ieri, apprezzato metro dopo metro fino alla Cantina Nera. Alla Cantina Nera ci accoglie Simone Nera, figlio del proprietario. Un caffè, una fetta di torta tipica di queste zone, quella che sa di casa anche quando sei lontano, e poi un viaggio nelle cantine. Come in altre occasioni lungo questo Tour, è stato prezioso ascoltare dalla voce, dalle parole, dal tono di chi quella cantina la vive ogni giorno, quanta passione ci sia dietro una bottiglia di vino. Non è “solo” un prodotto, è una storia. Prima di ripartire, uno scambio che porterò con me. Ho donato a Simone una confezione del vino Casalmagiur, il vino del mio territorio, insieme alle due scodelle tipiche della zona. Lui, in cambio, ci ha regalato una preziosa bottiglia delle loro, con le caraffe. Due territori che si incontrano attraverso quello che sanno fare meglio. Due culture che si scambiano qualcosa di autentico, ed è esattamente questo lo spirito con cui porto Casalmaggiore in ogni tappa di questo Tour. Poi si parte per l’Aprica. Fin dal primo metro è stato bello cavalcare in sella questa salita conosciutissima, vista tantissime volte, sciuta a memoria ma mai vissuta. Pendenze costanti, mai proibitive, il tipo di salita che permette di fare un ottimo allenamento mantenendo il ritmo, senza doversi fermare. Con Patrizia Spadaccini al fianco, la salita scorre con quella leggerezza che si trova quando il corpo è in forma e la testa è libera. Poi, i trenta chilometri verso il Passo del Tonale. Pian piano la vegetazione si dirada. Le montagne si avvicinano. La neve, bianca e silenziosa, appare sempre più vicina fino a toccarla quasi con gli occhi a oltre duemila metri. Non avevo mai percorso questa strada prima, senza sapere esattamente cosa aspettarmi. Quando si arriva in cima e si guarda indietro verso la valle, ci si rende conto che certi sogni si realizzano esattamente così, pedalando, senza fretta, godendosi ogni tornante. Una tappa importante dal punto di vista ciclistico, due salite che entrano nel palmarès, un percorso che pochi hanno la fortuna di vivere in bici, ed ancora una volta, il privilegio di portare Casalmaggiore con me, sulla divisa, nelle parole, nel vino donato a Simone. Anche fermarsi a un bar lungo la strada e vedere qualcuno che legge il nome della mia città sulla maglia. Anche questo, è in parte, il viaggio. Sempre, un chilometro alla volta.

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  • Quella di oggi non è una tappa che misuri in chilometri, ma in mani strette, merende improvvisate, in stanze che profumano di legno antico. Colico ci ha accolto con il sorriso della sindaca Monica Gilardi, facendo diventare oramai un rituale, il saluto istituzionale, diventando parte integrante del Tour, legando con un filo invisibile ogni comunità alla successiva. Si parte insieme a Marco Battoraro di Brianza d’Epoca, in compagnia, su una strada che costeggia il lago e poi sale verso la Valtellina. A Morbegno, l’assessore Lidia Moretti e Andrea Ruggeri ci aspettano, ed accade qualcosa che non ti aspetti mai abbastanza, la merenda dai Fratelli Ciapponi. Ci sono momenti in cui il Tour smette di essere un’impresa atletica e diventa semplicemente vita. Questo è uno di quelli. A Berbenno una sosta con il Bici Club locale seguita da un’intervista, due chiacchiere con i ciclisti, il tipo di conversazione che si fa solo quando si è in bici e si ha il tempo di fermarsi davvero. L’arrivo a Sondrio porta con sé un’accoglienza speciale. Il vicesindaco e Francesca Canovi ci aspettano, per entrare poi nella stanza del sindaco. Una stanza costruita interamente in legno di cirmolo, uno di quei legni che profumano di montagna, di tempo, di artigianato vince contro il tempo. Mi fermo a guardare, toccare, mi siedo. Certi luoghi parlano prima ancora che qualcuno apra bocca. Una tappa semplice dal punto di vista del chilometraggio, una giornata di recupero consapevole, voluta, necessaria. Domani la strada sale verso l’Aprica e il Passo del Tonale, ed il corpo deve arrivare lì con le gambe giuste. Il Tour si gestisce anche così, sapendo quando spingere e quando lasciare che il ritmo scorra senza forzare. Sei tappe e tantissime comunità incontrate, e la Valtellina che apre le porte a quello che viene dopo. Sempre, un chilometro alla volta.

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  • Ci sono giornate in cui tutto torna, le gambe girano, la testa è libera, gli occhi si alzano dal manubrio e si perdono negli scenari che scorrono ai lati. Oggi è stata una di quelle giornate, e dopo quattro giorni consecutivi in sella, una giornata così vale doppio. Si parte da Venaria Reale, dove la prima tappa del giorno porta un incontro con la realtà ciclistica locale Ridealone. Gente di bici, gente del territorio, il tipo di incontro che ricarica prima ancora di aver pedalato il primo chilometro, con caffè offerto nel loro negozio, intriso di passione. A Chivasso ci aspetta Bruno Prestìa, consigliere comunale e vicepresidente della commissione per i problemi sociali, insieme all’associazione VIP Sognando Chivasso ODV. Questo è uno degli aspetti del Tour che non smette di sorprendermi: ogni tappa porta con sé non solo chilometri, ma persone che lavorano ogni giorno per rendere le loro comunità più inclusive, più attente, più umane. Incontrarle lungo la strada e non in un convegno, non in una sala istituzionale, ma così, di passaggio, in sella alla mia bici, dà a questi incontri un sapore diverso, vero. Poi la strada comincia a salire. Mi avvicino pian piano alla serra, la collina morenica che domina il paesaggio biellese. La percepisco da lontano, con quella sensazione che conosco bene, alzandosi sempre di più davanti ai miei occhi. L’affronto, e la scopro per quello che è davvero: un’opportunità. Il 4% di pendenza media è il tipo di salita che costruisce, non distrugge. Costante, gestibile, formativa. La percorro pensando a luglio, a un possibile test su questa stessa strada, in vista del record di settembre ad Arese. Montagne, trasformate in laboratori. Veloce discesa, sempre in sicurezza, il respiro che torna ed i muscoli che recuperano in fretta. Poi, eccola. La salita del Santuario di Oropa. L’avevo vista tante volte in televisione quella rampa che sale decisa verso il santuario più famoso del Piemonte, che ha visto passare i campioni del Giro d’Italia e che porta con sé il peso della storia del ciclismo italiano. Marco Pantani la conosceva bene. Il Pirata su queste strade aveva trovato uno dei suoi terreni preferiti, dove la leggerezza diventava volo e la fatica si trasformava in poesia. Salire dove è salito lui significa portare con sé un pezzo di quella storia, sicuramente, non per un confronto, ma per sentire che certe strade hanno un’anima propria. Fin da subito trovo un ritmo perfetto, coerente con la condizione del momento. Il corpo risponde alla grande e dopo quattro giorni di Tour, sentirsi così per me è una conferma preziosa. Poi arrivano i tratti al 13%. Per me, che devo recuperare il pedale da dietro ad ogni giro, quelle pendenze estreme sono un capitolo a parte. Una piccola crisi, devo ammetterla, all’uscita da un prolungato 13%, poi via, fino in cima, assieme a Patrizia Spadaccini al mio fianco, che condivide l’arrivo al Santuario con la stessa intensità con cui si condividono i momenti che contano. Don Michele ci accoglie con la semplicità di chi abita quei luoghi ogni giorno e sa che chi arriva fin lì ha già fatto qualcosa di significativo. La benedizione al Santuario di Oropa, dopo 120 km sulle gambe, è un momento di sosta non solo fisica. Una pausa in cui si tira il fiato non solo con i polmoni, ma con il pensiero, con l’anima, raccogliendo il bello della giornata. Scendendo, il pensiero torna inevitabilmente a settembre, ad Arese, ai record che aspettano. Ogni chilometro di questo Tour sta costruendo qualcosa che non si vede ancora completamente, ma che sento. La forma cresce, la resistenza mentale si affina, la capacità di gestire la difficoltà migliora giorno dopo giorno. Il Tour dei 4 Elementi non è solo un viaggio attraverso l’Italia, ma la preparazione più lunga e più bella che potessi immaginare, ed in mezzo a tutto questo, la soddisfazione di portare come ambasciatore del mio territorio casalasco, con Casalmaggiore in testa, la mia terra. Tante magie vissute, ma sempre, un chilometro alla volta.

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  • Venerdì 15 maggio 2026 La città di Alba si sveglia con il sole. Nella piazza della principale, il sindaco Alberto Gatto e l’assessore allo sport Davide Tibaldi sono li ad aspettarci per il saluto di partenza. Oramai è diventato un rituale di questo Tour e ogni volta che un’amministrazione si ferma a salutare, a stringere la mano, a augurare buon viaggio, sento che quello che stiamo facendo sta toccando qualcosa di reale nelle comunità che attraversiamo. Non siamo ospiti di passaggio, ma parte, anche solo per qualche ora, di questi luoghi. Si parte!!! La strada verso Carmagnola scorre via con il ritmo che comincio a riconoscere, per esperienza, quello del terzo, quando il corpo non è più nella sorpresa del primo impatto ma non è ancora entrato nella piena abitudine. È nella fase di transizione, lo sento, lo godo. Una leggera stanchezza che si affaccia quasi arrivati alla Basilica di Superga, discreta, come per ricordarmi che questo Tour non è uno sprint, ma un progetto lungo, costruito giorno per giorno, chilometro per chilometro. Eppure sento anche qualcos’altro, di bello, che la forma cresce. È una sensazione precisa, riconoscibile per chi si allena da anni: il corpo che inizia ad adattarsi, a trovare la sua economia, a gestire lo sforzo in modo sempre più efficiente. Domani sarà la quarta giornata consecutiva in sella, e penso possa essere quella in cui il fisico, completato il primo ciclo di adattamento, inizia a rispondere in modo diverso. Fluido. Potente. Ma il momento che porterò dentro più a lungo arriva nel pomeriggio, quando raggiungo la Basilica di Superga. Chi conosce la storia del calcio italiano sa cosa significa Superga. Chi conosce la storia del ciclismo sa cosa significa pedalare su quella collina. Io oggi l’ho salita con il peso di entrambe le storie sulle spalle e l’ho salita con la consapevolezza di essere parte, in modo infinitamente piccolo ma reale, di qualcosa che continua a costruirsi. Don Paolo e la sua collaboratrice Francesca mi accolgono con una semplicità che scalda il cuore. La benedizione che ricevo lì, su quella collina che guarda Torino, è uno di quei momenti in cui il silenzio parla più delle parole. Mi fermo a contemplare la pianura, mentre prendo un grande respiro, che mi aiuta ad immortalare ancor di più il momento che sto vivendo. Guardo la pianura che si stende verso nord, pensando a quei 3.000 km che mi aspettano, sentendomi comunque tranquillo. La discesa verso il Motovelodromo porta con sé un’altra accoglienza. Nicoletta Savoia è lì ad aspettarci, con la gentilezza precisa di chi sa che un ciclista dopo ottanta chilometri ha bisogno di essere accolto, non solo salutato. Per la prima volta ho l’opportunità di girare per un quarto d’ora sul velodromo ed era inevitabile che si risvegliassero recenti ricordi dei 10 Guinness World Records dello scorso anno sul velodromo di Palma de Maiorca. La conferenza serale si tiene all’Oratorio dei Salesiani. Di fronte a me, i ragazzi dell’oratorio. Un pubblico diverso da quello delle sere precedenti, molto più giovane, più diretto, con gli occhi aperti di chi ascolta senza filtri. Serate che i ragazzi riescono a rendere più intense, non perché siano le più grandi, ma perché in quelle sale sento che quello che dico può davvero cambiare qualcosa. Una domanda, uno sguardo, una silenziosa presa di coscienza, che vale tutta la fatica. Tre giorni. Tre conferenze. Tre comunità diverse. È questo il privilegio del Tour: non un messaggio unico lanciato nel vuoto, ma una conversazione che si rinnova ogni sera, in ogni sala, con ogni pubblico. La quarta tappa aspetta e tra poche ore, sarò a Venaria Reale, il Santuario di Oropa e le colline biellesi. Luoghi magnifici ci attendono. Come ogni altra giornata, da vivere, sempre, un chilometro alla volta.

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Eventi

Eventi trascorsi

  • Iniziano da Sabbioneta le presentazioni aperte al pubblico, relative al mio ultimo viaggio in Scandinavia, Finlandia, Svezia e Norvegia, denominato #crossinthenorth. Faremo assieme un viaggio, grazie a racconti, aneddoti, filmati e foto. Vi aspetto! Vi aspettiamo!

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  • Andrea Devicenzi Libro

    Castelverde – 9 dicembre 2022 Altro appuntamento in cui poter venire ad ascoltare e vedere l’Impresa in Islanda. Questa l’organizzazione della serata: Dalle ore 19 MOSTRA FOTOGRAFICA Alle ore 21 – Proiezione del Film “La mia Islanda su di un pedale” Alle ore 21:45 – Presentazione del libro “La mia Islanda su di un pedale” VI ASPETTO

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  • Andrea Devicenzi Islanda

    Noceto (PR) – 25 novembre 2022 Presentazione del libro “La mia Islanda su di un pedale”. Dalle ore 18 alle 23 – Mostra Fotografica Alle ore 21 – Proiezione del Film “La mia Islanda su di un pedale” Alle ore 21.45 – Presentazione del libro “La mia Islanda su di un pedale” Seguiranno aggiornamenti

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