
Niente più da dimostrare
23 Settembre 2026Campionati Italiani Assoluti di Ciclismo Paralimpico su Pista — Milano, 4 ottobre 2026
Ci sono gare che prepari per mesi. Questa no.
Domenica 4 ottobre, al Velodromo Maspes-Vigorelli di Milano, si sono disputati i Campionati Italiani Assoluti di Ciclismo Paralimpico su Pista, il “Trofeo Feelmibike Milanosport”: circa quaranta atlete e atleti da tutta Italia, le categorie C1-C5 e Tandem B, su una delle piste più storiche e affascinanti del ciclismo mondiale. Una gara valida anche come selezione per i Mondiali su pista di fine ottobre nei Paesi Bassi.
Sono tornato a casa con la maglia tricolore dell’inseguimento e due secondi posti: chilometro da fermo e scratch.
A questi campionati ho scelto di partecipare per due ragioni precise.
La prima: la condizione di questa stagione. La preparazione per il record delle 24 ore mi ha portato a un livello fisico che meritava di essere misurato anche altrove, ma completamente diversa da quella che servirebbe per queste specialità. L’inseguimento, il chilometro da fermo e lo scratch sono sforzi brevi, esplosivi, all’opposto delle ventiquattro ore con una gestione continua. Gare non preparate, ma con la curiosità di vedere cosa può fare un motore costruito per la lunga distanza, quando gli chiedi qualcosa per cui non è stato tarato.
La seconda ragione ha un nome: Romolo Stanco. L’architetto che ha progettato e costruito la bicicletta dei record di Arese, e che per l’occasione mi ha allestito una X23 da pista. Mi ci sono trovato bene fin da subito, dal primo giro sull’anello in legno del Vigorelli. Quando al tuo fianco c’è chi conosce il tuo corpo e il mezzo al punto da farli dialogare in pochi giorni, accettare una sfida nuova diventa naturale e più facile.
Sono contento della maglia tricolore, ma ancor di più di essere stato in grado di dare tutto ciò che potevo dare, in ogni prova.
Poi, sul gradino più alto del podio, è arrivata l’emozione più grande: l’inno nazionale.
Nella vita mi è successo rarissime volte di sentirlo suonare per me.
Ogni volta capisco perché gli atleti lo raccontano come un momento che vale una carriera: in quei secondi passa tutto.
Tre settimane dopo i 623,820 chilometri di Arese, questa maglia tricolore dice una cosa che mi porto nel metodo e nel libro che sto scrivendo: un sistema costruito bene non vale solo per l’obiettivo per cui l’hai costruito. Regge anche dove non lo avevi previsto.
“L’impossibile non esiste. È solo ciò che non abbiamo ancora sistematizzato.”
Sempre, un chilometro alla volta.













