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… tra le esperienze che ricordo con più gioia ci furono le notti successive alla nascita di Noemi. Furono le prime che passai da solo con mia figlia a casa. Jessica in ospedale ed io a casa ad occuparmi di Giulia, che aveva appena 4 anni. Fu una prova anche quella, una prova non semplice.[…]

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… con Jessica ci siamo messi insieme a 16 anni. Poi ci siamo riavvicinati dopo 6 mesi dall’incidente, lasciati ancora e poi rimessi insieme dopo 10 anni. Era destino che le nostre vite s’incrociassero per poi viaggiare all’unisono e per sempre. Abbiamo convissuto per 6 anni prima di sposarci nel 2009. Giulia aveva già 4[…]

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… ci sono esperienze che ti segnano per sempre. Nel 2005 è nata Giulia. Ricordo il giorno in cui, dopo il turno in Cogeme, arrivai a casa e vidi lo sguardo di Jessica. Non mi disse nulla, ma io capii e l’abbracciai forte. Fu quello credo il giorno in cui scattò il click che da[…]

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… cercavo la libertà. Neppure prima dell’incidente ero quello che aspettava qualcuno per fare le cose. Riscoprii, grazie proprio alla musica, quella parte del mio carattere che mi faceva agire a prescindere. Ero tornato, nella vita, ad essere quello di sempre, anche con una gamba in meno. Quella libertà poi mi sarebbe servita e più[…]

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… i concerti furono l’ennesima occasione per capire che della protesi, in fondo, non avevo bisogno. Per me era più che altro uno scudo. Quando cominciai a spostarmi con continuità, cominciai pure a capire che senza mi muovevo meglio ed avevo molti meno problemi. Devo a quel tempo, di musica e pensieri, in parte quello[…]

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… la musica mi dava qualcosa, lo sentivo. E non solo quella che facevo io, ma quella che ascoltavo. Nella mia vita ho accumulato più di 200 concerti in giro per l’Italia. Non mi importava con chi andare, l’importante era andare. Con altri o da solo, se mi veniva in mente di mettermi sulla strada[…]

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… la musica è un altro dei capitoli importanti della mia storia. Ho iniziato a suonare la chitarra dopo l’incidente, da autodidatta. Poi, qualche anno dopo, ho voluto imparare a suonare il sassofono. Ascoltavo hard rock, mi piaceva Slash, i Metallica e tutto ciò che comunicava e dava energia. Il tempo ce lo avevo, e[…]

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… ricordo il giorno in cui accettai quella sfida. Lo feci a Cesenatico, davanti al monumento dedicato a Pantani. Mi dissi che, in 6 mesi di tempo, sarei calato di 15 kg e che, nel 2008, avendo mantenuto la passione per la bicicletta, avrei partecipato ad una competizione, una gran fondo. Quella sfida la vinsi.[…]

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Ritrovai il sorriso e la consapevolezza che avrei potuto ricominciare a fare.
Non ero ancora pronto alle grandi prove, dovevo trasformare tutti quei pensieri in azione.

… la rinuncia alla protesi non fu semplice ma capii che in fondo quella gamba finta era solo una barriera dietro alla quale mi nascondevo. Una barriera che mi stava limitando. Per rinunciarci avevo dovuto acquisire maggior fiducia in me stesso. Capii che era la strada giusta quando cominciarono a non darmi più fastidio gli[…]

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Passarono 7 lunghi anni in cui presi forse una delle decisioni più difficili ma soprattutto più “controtendenza” della mia vita; rinunciare per sempre alla protesi ed affidarmi esclusivamente alle mie stampelle.

… sei anni, poi arrivò il licenziamento. Riduzione del personale. Tre mesi a casa e poi la chiamata alla Siderimpex. Il colloquio andò bene, tanto che mi proposero di iniziare subito. Chi mi fece il colloquio allora non aveva notato la protesi. Lo ringraziai e gli dissi che quel lavoro non potevo farlo. Mi aiutò[…]

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… decisi di riprendere gli studi. Oltre allo sport, mi dicevo, devo riprendere una vita normale. Non fu facile. Avevo 18 anni o poco più, tornai a scuola tra 13enni che mi guardavano e mi sentivo a disagio. Raggiunsi il diploma biennale e decisi che mi sarei cercato un lavoro. Un lavoro normale, uno che[…]

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… un anno dopo, ero ancora lì a chiedermi che possibilità avesse un amputato di vivere una vita normale. Un giorno poi, e per caso, ho rivisto il mio fiume e la canoa e qualcosa mi è scattato dentro. Tutti mi dicevano che era impossibile, ma io volevo fortemente tornare su quella canoa, la mia[…]

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… la mia strada, la mia vita, ripartiva da zero. Me ne resi conto solo qualche tempo dopo aver lasciato l’ospedale perché forse, ancora il punto più basso lo dovevo toccare. Furono giorni difficili, un anno di vuoto. Non capivo cosa fare, non riuscivo a vedere al di là di quella gamba mancante. Prima dell’incidente[…]

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… andavo in canoa, e facevo il piastrellista. Ero 82 kg di muscoli. Il fisico è stata l’altra cosa che mi ha salvato. Ho perso 9 litri di sangue, subito 19 trasfusioni. Sono morto, per 50 interminabili secondi, prima che mi rianimassero. Ricordo la faccia di mio padre, quella dei medici e quella gamba sulla[…]

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… non ho mai perso conoscenza. Ricordo un ragazzo che, prima che arrivasse l’ambulanza, si era tolto la cintura e me l’aveva stretta forte a quello che restava della gamba per fermare il sangue. Devo a lui la mia vita. Non so neppure il suo nome, ma ne ricordo il volto. Sono stato vigile e[…]

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… ricordo la sensazione fortissima di dolore, il sangue che usciva dalla mia gamba. La gamba. Il ginocchio e parte della muscolatura non c’erano più. La parte inferiore era attaccata alla parte superiore solo attraverso i tendini. Era l’unica cosa che restava. Ricordo il gran dolore, il sangue che usciva e la sensazione che il[…]

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… era il 28 agosto del 1990, e avevo 17 anni. Uno spostamento in moto come tanti. Mi piaceva percorrere le strade e quel giorno – inconsapevole – stavo per andare incontro al mio destino. Mi stavo spostando verso Viadana a 13 km da casa mia, insieme ad un gruppo di amici. A Cicognara la[…]

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