
Socio Lions Club Bardi Val Ceno
1 Febbraio 2026Varano de’ Melegari, gennaio 2026
Oggi sono entrato nel tempio del carbonio.
Nel luogo dove la fisica incontra l’impossibile.
Alla Dallara.
Nell’ufficio dell’Ingegnere.
Davanti all’Ingegner Gian Paolo Dallara, nel suo ufficio, l’uomo che ha scritto la storia del motorsport mondiale, racconto delle 24 ore, dei 602,990 chilometri percorsi in un giorno solo, dei 10 Guinness World Record conquistati pedalando con una gamba sola.
Nei suoi occhi, vedo qualcosa che non mi aspettavo: stupore e curiosità.
L’ingegnere che ha progettato monoposto vincenti in Formula 1, IndyCar e in tutto il mondo, che ha fatto del carbonio la sua firma globale, rimane colpito da quello che un atleta paralimpico ha fatto su una bici. Non è compassione, è rispetto. È la meraviglia di chi riconosce l’eccellenza in qualsiasi forma si manifesti.
In quel momento capisco: i limiti non esistono in nessun campo.
Né in pista, né sulla strada.
Poi arriva il momento che sognavo.
Mi siedo sulla Dallara Stradale. Fibra di carbonio ovunque. Il sedile mi avvolge come fosse stato fatto su misura per me.
Antonio, il pilota collaudatore, è al volante. “Pronto?” mi chiede.
Sorrido e annuisco di sì.
Venti minuti per le strade di Varano de’ Melegari che sembrano secondi. Accelerazione. Curva. Adrenalina pura. Il corpo schiacciato dai G e il cuore a mille nelle curve, mentre Antonio mi spiega come e quanto sia incollata a terra quell’automobile.
Carbonio che vola.
Ingegneria che emoziona.
Ogni curva è una lezione di fisica applicata. Ogni accelerazione è un dialogo tra uomo e macchina. Capisco cosa significa quando dicono che una Dallara “parla” con chi la guida. È precisione assoluta tradotta in movimento.
Poi la sala conferenze.
Oltre 100 persone.
Sono i dipendenti Dallara, proprio loro che ogni giorno costruiscono l’eccellenza. Ingegneri, tecnici, operai specializzati. Le persone che trasformano i disegni in realtà, che modellano il carbonio come scultori.
Racconto il prima e il dopo.
L’incidente a 17 anni. La rinascita. I record. Le sfide.
Parlo delle Katana, quelle che sembrano stampelle ma che vanno oltre, progettate con la stessa filosofia che muove Dallara: il carbonio non come materiale, ma come soluzione all’impossibile. Un progetto nato dalla collaborazione con partner d’eccellenza come Bercella, Vibram, Autotecnica, e naturalmente Dallara stessa.
Non è solo una collaborazione tecnica, è una visione condivisa: spingere i confini di ciò che è possibile, sempre. Che sia una monoposto da corsa o una stampella per un atleta paralimpico, la domanda è sempre la stessa: come possiamo fare meglio? Come possiamo andare oltre?
C’è un filo rosso che lega tutto.
La Dallara Stradale che sfreccia a Varano.
I 602 chilometri che ho percorso in 24 ore.
Le Katana che nel 2026 diventeranno personalizzabili per ogni atleta.
Quel filo è il carbonio. Ma non solo come fibra, come materiale tecnico.
È il carbonio come filosofia: leggerezza che diventa forza, rigidità che diventa precisione, tecnologia che diventa libertà.
Per Dallara, il carbonio è la chiave per vincere gare.
Per me, il carbonio è la chiave per vincere nella vita.
Torno a casa con gli occhi ancora pieni di quella monoposto, con le mani che ancora sentono le vibrazioni della strada, con il cuore pieno di gratitudine.
Questa giornata ha rafforzato ancora di più il legame con un’azienda che non produce solo auto, ma sogni in fibra di carbonio.
Grazie Dallara.
Grazie Ingegner Gian Paolo Dallara per lo stupore nei suoi occhi.
Grazie Antonio per avermi fatto volare con i piedi per terra.
Grazie a tutte le persone che oggi mi hanno fatto sentire parte di qualcosa di grande.
Nel tempio del carbonio, ho capito ancora una volta che l’impossibile è solo una parola.
E che quando metti insieme passione, competenza e visione, quella parola perde significato.













