
Intimo OUTWET
18 Febbraio 2026Milano-Cortina 2026, 12 marzo
Ho appena terminato di guardare la finale di curling alle Paralimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 tra Corea e Cina.
Nel sentire che la categoria mista è stata per la prima volta inserita alle Paralimpiadi, sono stato felice per loro, ma profondamente rammaricato per chi, come me, pedala con una gamba sola.
Mi vedo dunque costretto a parlare di una verità scomoda che il mondo paralimpico sembra non voglia affrontare.
Osservate questa foto in alto.
Notate qualche differenza?
Ricordo ai più distratti che si tratta di ciclismo, sport in cui il numero di pedali funzionanti e dunque il numero di gambe che spingono, è “sensibilmente” importante.
I tre atleti nella parte superiore della foto, sono coloro che a Parigi 2024 hanno vinto le tre medaglie su pista nel chilometro da fermo nella categoria C2, la mia categoria, se decidessi di gareggiare a livello nazionale e internazionale:
Alexandre Léauté (Francia) con paralisi parziale gamba destra
Hidde Buur (Olanda) con paralisi cerebrale braccio/gamba destra,
Gordon Allan (Australia) con paralisi cerebrale quattro arti.
Tre atleti straordinari, tre campioni che meritano il loro successo e i traguardi che hanno raggiunto e che raggiungeranno.
MA tutti e tre hanno DUE GAMBE.
Medaglie per alcuni, impossibilità per altri.
In alcune categorie paralimpiche esistono decine di classi diversificate, regalando agli atleti opportunità multiple, mentre per chi ha disabilità diverse nella stessa categoria non esistono possibilità di competere alla pari.
Gareggiare nel ciclismo con una gamba contro atleti che ne hanno due è pressocché impossibile misurarsi alla pari.
Non è una questione di talento, di allenamento o di voglia.
La questione è fisica, biomeccanica, è matematica, perciò mi chiedo: perché si aggiungono nuove categorie e medaglie in alcuni sport, come il curling misto che ho appena visto per la prima volta alle Paralimpiadi, mentre nel ciclismo un amputato di gamba viene messo a competere con atleti che hanno entrambe le gambe funzionanti?
Sottolineo che a 52 anni per me il percorso paralimpico è sicuramente chiuso.
Non sto scrivendo per rivendicare una medaglia che non avrò mai, sto scrivendo perché aprire una discussione attorno a un tavolo potrebbe motivare e stimolare “miei simili” a mettersi in gioco, sognando come tanti altri l’oro paralimpico.
C’è un ragazzo di 20 anni, da qualche parte nel mondo, che ha perso una gamba e sogna di diventare campione paralimpico di ciclismo.
Quello stesso ragazzo, oggi, scoprirà che il suo sogno è impossibile per statuto, non per mancanza di talento.
Lo sport paralimpico dovrebbe essere il luogo dell’equità per eccellenza.
Dovrebbe essere il luogo dove ogni disabilità trova la sua giusta collocazione, dove ogni atleta può competere alla pari con chi ha una condizione simile alla sua.
Un grandissimo in bocca al lupo ai campioni di Milano-Cortina.
Voi siete eroi che ispirate il mondo.
Al movimento paralimpico dico: non è più accettabile ignorare queste disparità.
Lo sport deve essere uguale per tutti.




