
Tappa 3 | Alba – Torino
15 Maggio 2026Ci sono giornate in cui tutto torna, le gambe girano, la testa è libera, gli occhi si alzano dal manubrio e si perdono negli scenari che scorrono ai lati.
Oggi è stata una di quelle giornate, e dopo quattro giorni consecutivi in sella, una giornata così vale doppio.
Si parte da Venaria Reale, dove la prima tappa del giorno porta un incontro con la realtà ciclistica locale Ridealone. Gente di bici, gente del territorio, il tipo di incontro che ricarica prima ancora di aver pedalato il primo chilometro, con caffè offerto nel loro negozio, intriso di passione.
A Chivasso ci aspetta Bruno Prestìa, consigliere comunale e vicepresidente della commissione per i problemi sociali, insieme all’associazione VIP Sognando Chivasso ODV. Questo è uno degli aspetti del Tour che non smette di sorprendermi: ogni tappa porta con sé non solo chilometri, ma persone che lavorano ogni giorno per rendere le loro comunità più inclusive, più attente, più umane. Incontrarle lungo la strada e non in un convegno, non in una sala istituzionale, ma così, di passaggio, in sella alla mia bici, dà a questi incontri un sapore diverso, vero.
Poi la strada comincia a salire.
Mi avvicino pian piano alla serra, la collina morenica che domina il paesaggio biellese. La percepisco da lontano, con quella sensazione che conosco bene, alzandosi sempre di più davanti ai miei occhi. L’affronto, e la scopro per quello che è davvero: un’opportunità.
Il 4% di pendenza media è il tipo di salita che costruisce, non distrugge.
Costante, gestibile, formativa. La percorro pensando a luglio, a un possibile test su questa stessa strada, in vista del record di settembre ad Arese.
Montagne, trasformate in laboratori.
Veloce discesa, sempre in sicurezza, il respiro che torna ed i muscoli che recuperano in fretta.
Poi, eccola.
La salita del Santuario di Oropa.
L’avevo vista tante volte in televisione quella rampa che sale decisa verso il santuario più famoso del Piemonte, che ha visto passare i campioni del Giro d’Italia e che porta con sé il peso della storia del ciclismo italiano. Marco Pantani la conosceva bene. Il Pirata su queste strade aveva trovato uno dei suoi terreni preferiti, dove la leggerezza diventava volo e la fatica si trasformava in poesia. Salire dove è salito lui significa portare con sé un pezzo di quella storia, sicuramente, non per un confronto, ma per sentire che certe strade hanno un’anima propria.
Fin da subito trovo un ritmo perfetto, coerente con la condizione del momento. Il corpo risponde alla grande e dopo quattro giorni di Tour, sentirsi così per me è una conferma preziosa.
Poi arrivano i tratti al 13%. Per me, che devo recuperare il pedale da dietro ad ogni giro, quelle pendenze estreme sono un capitolo a parte. Una piccola crisi, devo ammetterla, all’uscita da un prolungato 13%, poi via, fino in cima, assieme a Patrizia Spadaccini al mio fianco, che condivide l’arrivo al Santuario con la stessa intensità con cui si condividono i momenti che contano.
Don Michele ci accoglie con la semplicità di chi abita quei luoghi ogni giorno e sa che chi arriva fin lì ha già fatto qualcosa di significativo. La benedizione al Santuario di Oropa, dopo 120 km sulle gambe, è un momento di sosta non solo fisica. Una pausa in cui si tira il fiato non solo con i polmoni, ma con il pensiero, con l’anima, raccogliendo il bello della giornata.
Scendendo, il pensiero torna inevitabilmente a settembre, ad Arese, ai record che aspettano. Ogni chilometro di questo Tour sta costruendo qualcosa che non si vede ancora completamente, ma che sento. La forma cresce, la resistenza mentale si affina, la capacità di gestire la difficoltà migliora giorno dopo giorno.
Il Tour dei 4 Elementi non è solo un viaggio attraverso l’Italia, ma la preparazione più lunga e più bella che potessi immaginare, ed in mezzo a tutto questo, la soddisfazione di portare come ambasciatore del mio territorio casalasco, con Casalmaggiore in testa, la mia terra.
Tante magie vissute, ma sempre, un chilometro alla volta.














