
Tappa 7 | Sondrio – Caldaro
19 Maggio 2026Ci sono sessioni di allenamento che servono a capire dove sei.
Lunedì e martedì, due giornate vissute ad Arese, sono servite a capire qualcosa di più preciso: se il sistema funziona.
Quasi 190 chilometri percorsi per capire che la risposta è: SI, con un dettaglio che non mi aspettavo.
Il test di martedì 18 agosto era strutturato su 4 ore consecutive sul circuito de “La Pista” di Arese, lo stesso circuito dove il 12 e 13 settembre dalle ore 18, tenterò di eguagliare i 602,990 km di Palma de Mallorca, ma questa volta su strada aperta, con vento variabile e saliscendi reale, con un dislivello totale di circa 1.800 metri.
Quattro ore per misurare la “macchina Andrea”, calibrare il sistema e capire nell’insieme, dove siamo.
I dati dicono questo: 126,74 km in 4 ore, con zero soste ed una proiezione sulle 24 ore, che ci fa sognare l’impossibile.
Ma il numero che mi ha fermato è un altro.
A Palma de Mallorca, il 7 giugno 2025, ho percorso i primi 100 km in 3 ore e 36 minuti.
Martedì mattina ad Arese gli stessi 100 km li ho percorsi in 3 ore e 13 minuti, ben 23 minuti più veloce, su un circuito più difficile, con vento variabile, su asfalto aperto.
Questo non è un caso, è il risultato che il sistema che funziona.
Il lavoro del team.
Quello che non si vede nei dati, e che invece è il contributo più importante di questi due giorni, è il lavoro di tutta la squadra.
Zero soste in 4 ore significa una cosa concreta: ogni passaggio in cui avrei dovuto rallentare per idratarmi, alimentarmi, ricevere informazioni, è stato gestito dai ragazzi di “Oltre l’Impossibile”, il progetto che negli ultimi anni mi ha visto con loro In Islanda, Cambogia e Norvegia.
Loro, mentre io continuavo a pedalare, concentrato sugli aspetti a me strettamente legati, si occupavano delle borracce, sempre pulite e asciugate prima del passaggio, gel, barrette, ecc.
Ogni dettaglio pensato in anticipo, tutto scritto su di una tabella, non improvvisato nel momento.
Questo per me, è ingegneria della performance.
Quando un atleta non deve pensare alla logistica, quando sa che la borraccia arriverà nel momento giusto, che il cibo è pronto, che il team ha già anticipato il bisogno prima che diventasse un problema, libera una quantità enorme di energia cognitiva.
Quella energia resta così disponibile per la cosa che conta: pedalare, gestire il ritmo, rimanere nel canale del Flow per ore consecutive.
Questi giovani in questi due giorni hanno dimostrato qualcosa che insegno nelle aziende e nelle scuole: quando ogni membro del team esegue esattamente il proprio compito, e lo fa con precisione, cura ed il sorriso, il sistema produce risultati che nessun individuo potrebbe raggiungere da solo.
Cosa abbiamo imparato.
Oltre ai dati di performance, questi due giorni hanno prodotto una lista precisa di ottimizzazioni da implementare prima di settembre: la bici di backup da avere sempre pronta, la gestione della pressione dei tubolari sulle 24 ore, la valutazione di montare una corona da 54, il sistema di comunicazione con auricolare durante il record, il prossimo appuntamento dal meccanico per un checkup completo.
Questo, non è un elenco di problemi, ma ottimizzazioni.
I problemi si scopriranno il giorno del record, ma gli aggiustamenti si fanno prima.
Il prossimo test è mercoledì 26 agosto: 8 ore consecutive, anche questo con l’obiettivo ambizioso di fare zero soste, con cibo solido integrato nel protocollo.
Ogni sessione migliora su quella precedente.
Il record di settembre si costruisce adesso, un giro alla volta.
“L’impossibile non esiste. È solo ciò che non abbiamo ancora sistematizzato.”
Sempre, un chilometro alla volta.





