Via Postumia da Oderzo a San Donà Piave (8-47)

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Una tappa quella di oggi che già sulla carta non prometteva nulla di buono 😊 ma che ammetto di aver dormito un sonno tranquillo, grazie a come avevo vissuto in giornata la tappa precedente.

Per evitare un’ora di gran caldo che nell’insieme del cammino potrebbe fare la differenza, si decide di partire un’ora prima, dunque alle 5,45, tutti pronti per la colazione e già avverto un caldo anomalo, ma mi dico, impossibile già a quest’ora, sarà l’ambiente in cui sto mangiando estremamente caldo.

Terminata la colazione esco e trovo un certo sollievo dal cambio di temperatura.

Tutti pronti, zaino in spalla e ci avviamo.

1 km, 2km ed al 3 chilometro circa sento una goccia di sudore che scende dalla fronte, poi un altro ed in pochissimi minuti, in cui l’orario non segnava nemmeno le 7, mi ritrovo fradicio di sudore.

In quel momento si rafforza un pensiero di alcuni giorni prima, che questo cammino ci risparmia metri di dislivello ma ci fa pagare gli interessi con la sua temperatura ed umidità.

Complice la stanchezza mi accorgo di non aver ancora guardato per bene ciò che mi circonda e dopo solo due ore, mi tolgo la maglietta, consapevole del rischio che andavo a compiere, come esposizione al sole e contatto diretto con zaino nella schiena e fregamenti vari tra braccia e costato.

Proseguiamo tra campagna, centri abitato fino a quando a Noventa, accaldato e stanco, mi tuffo in un negozio di alimentari ed acquisto un pezzo di pizza ed una bottiglietta di thè freddo, soddisfacendo così la voglia e necessità di zuccheri, che una volta messa al collo, terminerà in pochi attimi. 😊

Quando riparto sento un certo beneficio del cibo e della pausa ma dura ben poco e da lì, inizia l’agonia verso San Donà di Piave, un passo alla volta, un metro alla volta, senza pensare troppo a quanto manca, a che ore sono, ecc…

I compagni di viaggio Luca e Simone mi tengono sempre “all’erta” con domande, richieste e qualche stupidaggine, utili a non pensare a tutto il resto.

Ricordo benissimo un pensiero di quando mancava circa un’ora all’arrivo e di quanto nei cammini precedenti volessi arrivare, a parità di condizioni, il prima possibile. Oggi no, ho voluto comunque godermi ogni metro immerso nel mio dolore e stanchezza e quando ho visto il centro di San Donà è stata una liberazione.

La foto di rito vicino al Duomo con le mie katana al cielo è una delle foto più belle ed epiche di sempre, riuscita grazie all’aver tenuto duro per tanto, tanto tempo.

 

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